"Botte" e risposte

"Minimi garantiti: un gran brutto pasticcio"
Gentile Direttore,
Ho sentito con grande piacere il caro amico Carlo Biffi che mi ha segnalato il suo giornale ippico in rete.
Ho da lui saputo che, dopo aver letto le mie lettere risentite all’amministrazione sulla tormentata questione dei minimi garantiti, condividete solo in parte quanto da me esposto.
Ho sentito anche tanti altri giornalisti che, forse solo per la stima che provavano per papà, mi hanno educatamente ascoltato ma poi, pur comprendendo che tutta la questione è maledettamente complicata, mi hanno confessato che non se la sentivano considerare giusta una diminuzione dei minimi pregressi così come richiesto a gran voce dalle associazioni dei concessionari, perché chi ha fatto offerte assurde in sede di gara per vincere la concessione , deve rispettare i patti ed onorare i debiti.
Qualcuno mi ha anche fatto capire che conducevo una battaglia a favore di persone che non lo meritavano.
Torno dunque a ribadire che io cerco di condurre la mia battaglia, credo ormai persa, per amor di giustizia, e cerco di difendere la parte debole, da un lato i piccoli concessionari storici, che il minimo se lo sono visti imporre e su stime totalmente sbagliate, o le tante persone per bene che hanno creduto alle cifre sparate sui giornali su questo eldorado prossimo venturo delle scommesse che prometteva a tutti grandi guadagni. Persone incolpevoli che sono state illuse, hanno investito i loro risparmi in questo settore e si trovano oggi rovinati da questi folli provvedimenti. Pensate solo tre anni fa bisognava a tutti costi aumentare i punti vendita, oggi bisogna al contrario ridurli, senza rispetto alcuno per chi ha investito tanti soldi ed ora si trova a dover rispondere dei debiti contratti e magari senza più la possibilità di lavorare. Ma esiste ancora un minimo di coscienza in chi ci governa? Personalmente ho conosciuto una famiglia che, sperando poter assicurare un futuro al loro figl iolo ha investito gran parte dei loro beni in un’agenzia di scommesse, che non ha naturalmente risposto alle aspettative, ed oggi si trova con una attività che non ha futuro e con una montagna di debiti da pagare.
Amor di giustizia significa anche amor di verità e non sono così ingenua da non aver capito che i bandi del 99 sono serviti a grossi gruppi per occupare le piazze migliori, grossi gruppi che pur di assicurarsi la concessione hanno fatto offerte esagerate che oggi non vogliono più onorare : le gare dove costoro hanno partecipato sono risultate alterate, drogate con previsioni di fatturato non corrispondenti alle reali possibilità offerte dalla zona. E qui devo ammettere che sarebbe sacrosanto che costoro se li pagassero tutti i loro minimi!
Ciò ha naturalmente impedito che operatori più oculati ed onesti potessero aggiudicarsi le gare.
Ma bisogna pur dirla un’altra verità scomoda: anche Unire e Coni, sono stati del tutto latitanti: gli enti concedenti avrebbero dovuto valutare con attenzione la congruità delle offerte, Unire e Coni si sono limitati ad accettare le offerte più alte, senza nessuna seria valutazione sulla detta congruità, eppure i dati li avevano e non ci voleva certo Pico della Mirandola, per capire che mai si sarebbero potute raggiungere certe cifre. Io credo che offerte così fuori mercato, avrebbero anche potuto configurarsi come turbative d’asta.
Inganno, più ripenso a tutta questa storia più mi convinco che la parola giusta è inganno, inganno fin dall’inizio ed inganno avvallato dallo stato.
Non vi ricordate i vari articoli sui giornali nei mesi che precedevano i bandi? 20.000 miliardi di scommesse clandestine verranno alla legalità, basterà allargare la rete. Bisogna allargare la rete: allargare la rete era diventata la parola d’ordine, l’imperativo categorico. Nessun serio studio fu fatto per valutare se il mercato poteva sopportare una triplicazione dei punti di accettazione, pochissime voci si sono levate a criticare questa pazzia, ricordo solo quella del dott. Zuccoli che in un articolo sul “ Il Giornale “ previde lucidamente quello che poi si è puntualmente verificato.
Perché lo stato ha permesso tutto ciò? Chi ne ha tratto vantaggio? Chi invece è stato rovinato?
Qui purtroppo bisognerebbe lavorare di cesello per dividere i buoni dai cattivi, ma, incredibilmente, ancora una volta i provvedimenti presi, la famosa rideterminazione dei minimi sulla base della media matematica provinciale, mentre assesta il colpo di grazia ai piccoli, che come me sono costretti a chiudere delle attività che sarebbero ancora in utile se non fossero gravate da dei minimi assurdi imposti dall’amministrazione statale, e non offerti in sede di gara, salva i grandi.
E oggi, vero colpo di scena finale giunge la nota della commissione europea che invita l’Italia a rimettere a bando le vecchie concessioni: così io mi troverei a dover pagare allo stato dei minimi che questo stato mi ha imposto in violazione delle leggi europee: un vero guazzabuglio, un nodo gordiano che occorrerebbe tagliare con la lama affilata della libertà. Forse è giunto proprio il momento di passare dal sistema delle concessioni a quello delle autorizzazioni.
Penso davvero che l’Europa, insieme alle possibilità offerte dalla rete internet ci chiamerà molto presto a ripensare a tutto il sistema scommesse, bisognerebbe cominciare ad aprire un dibattito su come rifare questo sistema, e su come fare perché non ne venga troppo a soffrire lo sport ippico.
Credo che il suo bel giornale via internet potrebbe offrire spazio a questo dibattito, in modo da proporre le soluzioni più giuste ed intelligenti.
La ringrazio dell’attenzione e naturalmente aspetto le sue osservazioni in merito.
Daniela Berti


La lettera appassionata di Daniela Berti ripropone il “gran brutto pasticcio dei minimi”, ed il fatto di non essere d’accordo su alcuni passaggi, non significa che non troviamo verità nelle sue argomentazioni, tanto che, prendendo spunto dalle sue parole, titoliamo queste nostre considerazioni “Minimi: un … minimo di coscienza!”.
Il rispetto però per i tanti piccoli concessionari, illusi dagli .. opinionisti del tempo (un po’ tutti), non può far passare in seconda linea, anche, il rispetto per le regole e, principalmente, per gli “altri” concessionari in potenza (i secondi arrivati nella gara del famigerato bando di assegnazione delle concessioni).
E’ veramente un gran brutto pasticcio, in cui elementi favorevoli e contrari convivono e si confondono in un intreccio senza via d’uscita. Certo la soluzione sarà (prima o poi) trovata, ma non sarà, purtroppo, dettata dal buonsenso, sarà, invece, figlia della confusione, dell’approssimazione e della poca professionalità con cui è stato gestito il bando di gara e le sue appendici (vecchie agenzie, concessioni riservate agli allibratori e agli ippodromi).
Confusione, ecco, ci pare che tutto quanto sia stato (volutamente?) gestito lasciando principale protagonista la confusione, mai chiarendo quale fosse effettivamente la realtà ( quali concessionari (numero) non realizzavano il minimo e per quali importi (fasce), quale l’ammontare del prelievo non riscosso ecc.), quali fossero concretamente le cause della crisi (minimi o mercato pigro e sonnolento o entrambe e in che misura), accomunando, senza distinzione, bravi, ingenui e .. cattivi.
L’individuazione delle 1000 concessioni ippiche (671 messe a bando) discendeva da un .. accurato studio della Sogei che attraverso .. complicati processi matematici aveva individuato e ripartito tale numero per comune sulla base della popolazione residente e della propensione al gioco (una sorta di exit-pool?). Ora , accantonato per un attimo il discorso dei minimi, sarebbe importante capire se il mercato (opportunamente stimolato) sia in condizione, anche ricorrendo ad una migliore distribuzione sul territorio, di sopportare le mille concessioni, o se, invece, è necessaria una riduzione delle agenzie per il .. miglioramento del prodotto. Se tale seconda ipotesi dovesse prevalere e non si volesse ridurre il numero delle concessioni, dovrebbero essere introdotti incentivi … ma allora, e torniamo al punto iniziale, avremmo partecipato anche noi alla gara e con offerte …. cospicue!
Evidentemente non esistono soluzioni semplici per realtà ingarbugliate e dunque appare sempre più opportuno, per salvare i cavoli dei concessionari (minimi) e la capra dell’Unire (proventi), del Ministero (imposta) e della Comunità Europea (procedimento d'infrazione vecchie agenzie), dichiarare nullo il bando, abolire le concessioni e passare velocemente ad un regime di autorizzazioni.
Forza Ministri: un po’ di coraggio!

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Riceviamo dalla Signora Berti, “in zona cesarini”, l’appello ai Ministri Alemanno e Tremonti, appello che volentieri pubblichiamo, convinti che sia un ulteriore contributo utile per capire “meglio” lo spinoso problema dei minimi.


Appello ai ministri Alemanno e Tremonti perché vengano presi nuovi provvedimenti a salvezza del settore delle scommesse ippiche

Voglio portare a conoscenza di tutti l’amletica situazione in cui stanno vivendo in questi giorni molti concessionari di scommesse ippiche. Durante la sua visita alla Fieracavalli di Verona, il Ministro Alemanno ha fatto dichiarazioni importanti.
Riprendo il virgolettato dal giornale Sportsman : “..e per quanto riguarda le scommesse e i problemi derivanti da una gara che posso tranquillamente definire sciagurata, si tratta di sanare e salvare la situazione. Entro fine anno ci sarà la soluzione di tutto.”
Vogliamo prima di tutto mandare il nostro plauso al Ministro Alemanno che pare abbia compreso una situazione che è tutta da imputare al passato governo: comprendere vuol già dire essere sulla via giusta per rimediare.
Ciò nonostante la macchina burocratica non si ferma e tutti vengono chiamati a Roma per aderire o recedere alle condizioni del decreto in vigore, condizioni che per molti sono troppo penalizzanti, soprattutto a causa della rideterminazione dei minimi calcolati secondo l’inaccettabile sistema della media provinciale.
E qui andiamo al nocciolo della questione:
- aderire: si può se cambiano le norme, soprattutto se il calcolo dei minimi verrà fatto veramente in base ad equità;
- recedere: si deve se tutto resta come ora.
Dunque che fare? Vivere o morire?
Tutte e due le opzioni hanno davanti l’ostacolo insormontabile di fideiussioni onerosissime, il cui costo va a gravare sui già magri introiti delle agenzie.
Ad oggi il quadro è questo:
- i concessionari che avevano situazioni facilmente sanabili o addirittura in pareggio sono già andati a formalizzare l’adesione. La domanda è: quanti sono? Crediamo pochi e comunque non sufficienti per gli obiettivi di introito dell’amministrazione.
- rimangono quindi i più, o quelli disperati per l’ampiezza del debito, o quelli, come me e tanti altri, la cui possibilità di proseguire nella gestione è strettamente dipendente da un nuovo calcolo dei minimi. Aziende sane in grado di proseguire e garantire introiti all’Amministrazione, solo se verranno presi nuovi provvedimenti che saneranno e salveranno, ma con giustizia ed equità il settore scommesse.

Mercoledì scorso è passato al Senato un emendamento presentato dal Senatore Pedrizzi, che sposta i termini per iniziare le procedure di decadenza: più tempo per i Monopoli per effettuare una esatta ricognizione e valutazione delle concessioni, ma anche una garanzia per l’Amministrazione di non vedere interrotti immediatamente gli introiti. Una ammissione indiretta di quello che dicevamo prima: le adesioni ricevute non sono sufficienti a raggiungere il target previsto.
Ma guadagnare del tempo è un palliativo tattico, non risolve il problema di fondo che è strutturale: il bando era “sciagurato” e tale rimane visto che l’ultimo decreto non sana con giustizia gli errori. L’opportunità, per l’attuale Governo, è grande: rimediare agli errori e rilanciare un intero settore, l’Ippica che dà lavoro a tanti addetti. Basta avere coraggio, affrontare il problema nel suo complesso, avere chiarezza e dare chiarezza: solo se avremo certezze potremo capire se e quanto è opportuno investire nelle nostre aziende. Bisogna por mano alla normativa, ricalcolare i minimi che non permettono di proseguire nell’attività, e rendere più produttive le aziende con un aumento degli aggi. Le colpe, lo sanno tutti, non sono da una parte sola, quella dei concessionari: è necessario ricordare che solo tre anni fa è stato il Ministero a volere l’allargamento della rete, ed a programmarla, in base a studi da esso stesso valutati come idonei ed approvati, senza quella logica gradualità che avrebbe permesso di valutarne gli effetti sul mercato.
Questi studi, alla luce dei fatti, si sono dimostrati errati, allora perché a pagare sono chiamati solo i concessionari? Ora naturalmente si è compreso che i punti di raccolta sono troppi e si spinge alla chiusura i più piccoli, senza rispetto per gli investimenti fatti, senza rispetto per chi ci lavora, quasi sempre un solo nucleo famigliare, chiedendogli per di più pagare il 90 % del debito.
Chi a suo tempo aveva fatto offerte dissennate, deve fare un mea culpa, chi invece, ed è il caso delle agenzie storiche, ha dovuto, pistola alla tempia, sottoscrivere un minimo - sopravvalutato del 100%- imposto dall’Amministrazione adesso deve buttare al vento 20 anni di lavoro. Perché?
Chiediamo certezze per noi e per il settore. Solo così l’Amministrazione si garantirà sani ed onesti introiti oggi e per il futuro. Chiediamo ad alta voce: il decreto resta come è o verrà cambiato? I minimi resteranno sempre quelli della media provinciale? E per i futuri bandi verranno cambiati, o addirittura tolti?
Dunque rivolgiamo un nuovo accorato appello ai Ministri Alemanno e Tremonti, ed al Sottosegretario Contento, perché si correggano gli errori fatti in passato.
La beffa sarebbe recedere dal contratto, perché inaccettabile, per poi vedere che viene cambiato in meglio.
Lo ripetiamo: questo Governo ha la grande occasione di segnare un altro punto a suo favore. Si dimostri leale verso i cittadini, corregga una situazione “sciagurata” ereditata dalla precedente maggioranza, e guadagnerà il plauso dell’ippica tutta, dalle scommesse all’allevamento, scommesse peraltro che sono sempre state alla base delle risorse di un settore, che merita, anche per il cospicuo numero di addetti, ogni attenzione.