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Venerdì 1° novembre. San Siro in festa per la più grande giornata del trotto milanese con il Premio delle nazioni e con il Premio Paolo e Orsino Orsi Mangelli e con la presenza di Varenne (l'addio del grande campione è stato definito), ma per i più anziani presenti tanta commozione quando sono scesi in pista i partecipanti al memorial Ugo Berti.
Commozione intensa per me che l'ho avuto direttore di "Trotto Italiano" prima e di "Trotto Sportsman" poi e soprattutto un amico, e, me lo consentano la moglie Fernanda e i suoi due figli, un fratello maggiore che gioiva per i miei successi, che era pronto a consolarmi, ad essermi vicino nei momenti di tristezza familiare e professionale.
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Ci accingiamo a ricordare la sua attività di giornalista e di grande appassionato ma soprattutto la sua grande carica umana, il suo amore per la famiglia e per i suoi collaboratori dei giornali che abbiamo sopra ricordato tanto che alcuni di coloro che gli sono stati vicino prima a via Tadino e poi a piazza Cavour un giorno, dopo una grandissima corsa, insieme a cena, ci hanno detto: "era un padre per noi". Una frase detta quando lui ormai da alcuni anni si era ritirato dall'attività e che, pur non tralasciando di frequentare i due ippodromi milanesi, non poteva ricordare con un po’ di amarezza ma mai con acredine, i tempi di valori oggi scomparsi. Sì scomparsi, consentitemi di dirlo ad alta voce.
Ugo Berti ha iniziato l'attività giornalistica a "La Gazzetta dello Sport" e poiché era la "rosea" degli anni fra il 1943 e il 1945 non ebbe poi la possibilità, aberrazione dei tempi, di essere iscritto all'albo nonostante la stima che lo circondava dovunque nella sua Bologna.
Fondò allora, insieme all'amico d'infanzia, Luigi Miari, al quale lo univa la grande passione per il cavallo e in particolare per il trotto, "Trotto Italiano", un giornale che in breve ebbe successo nonostante non poche difficoltà tanto da essere chiamato alcuni anni dopo dal conte Orsino Orsi Mangelli per trasferire il giornale a Milano. Così Ugo Berti per diversi anni divenne pendolare fra Bologna e Milano dove poi la famiglia ha potuto raggiungerlo mentre la testata da lui fondata era diventata il punto di riferimento per gli ippici che avrebbero voluto Ugo Berti anche punto di riferimento per il galoppo.
L'occasione fu offerta dalle difficoltà dello "Sportsman", la testata del galoppo, che una cordata di proprietari stava per rilevare dagli Arpisella. Fu ancora Orsino Orsi Mangelli a comprendere quello che avrebbe giovato all'ippica. Una cordata di molte persone avrebbe portato presto a discussioni per diversi punti di vista con la conseguenza della scomparsa della gloriosa testata.
Ugo Berti con Alberto Giubilo
Orsino acquistò in toto "Lo Sportsman" e, per la grande fiducia che aveva in Ugo Berti, a farne l'unico direttore. Nacque così "Trotto Saportsman" che in breve conquistò le totali simpatie del mondo del cavallo per passare di successo in successo ed essere il punto di riferimento dell'ippica italiana.
Da Merano a Palermo e fuori delle nostre frontiere avere presente Ugo Berti voleva dire poter contare su un ospite illustre e lui a inventare sempre nuove iniziative fra le quali è da ricordare "i cavalli dell'anno" che ebbero subito il dovuto riconoscimento con la concessione, per la cerimonia conclusiva, dei saloni del Circolo della Stampa di Milano a Corso Venezia.
Fu il primo, quando un suo inviato vi era presente, a comprendere l'opportunità di far conoscere la realtà di Paesi lontani, a Occidente e a Oriente.
Non c'è stato Presidente o Commissario dell'Unire o degli allora Enti tecnici che non abbia riconosciuto i meriti di Ugo Berti rispettando la sua grande competenza, il suo prestigio e così avvenne per i maggiori proprietari e allevatori dei vari settori dell'ippica del nostro Paese.
Poi la testata ippica più gloriosa d'Italia venne venduta e Ugo Berti si ritirò in dignitoso silenzio, non andò a cercare incarichi o riconoscimenti. Gli erano sufficenti l'amore della sua famiglia e l'amicizia di tanti, tantissimi e di seguire, anche se soltanto da spettatore, le imprese dei suoi amati cavalli, fossero purosangue o trottatori.
Infine due anni or sono ci ha lasciati fisicamente ma da lassù ci è ancora vicino ed ecco perché tanti il 1° novembre, ricordandolo, avevano gli occhi umidi.
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