Ma lei, davvero è uno scommettitore clandestino?
Si, io faccio le mie puntate presso un allibratore clandestino. Perché?
In tutta franchezza, me la sarei aspettato diverso. Invece, pare proprio una persona normale, qualsiasi; ma non si offenda…
Io sono una persona normale. Perché non dovrei esserlo?
Beh, nell’immaginario collettivo si pensa che chi si dedica ad attività non del tutto trasparenti abbia anche, come dire, una figura riconoscibile, particolare. Insomma, l’abito che fa il monaco…
Il fatto è proprio questo: monaci non ce ne sono.
Come ha iniziato a effettuare le sue scommesse presso gli allibratori clandestini?
In maniera piuttosto divertente. Ora le racconto… Circa 15 anni fa, quando iniziavo a frequentare il mondo delle corse dei cavalli, ero solito recarmi all’ippodromo insieme ad un amico. Un giorno, prendemmo una trio niente male per l’epoca, poco meno di trecentomila lire. Mentre, dopo averle riscosse allo sportello del totalizzatore, ce le stavamo dividendo, fummo fermati da un maresciallo in borghese: lì per lì, non riuscimmo nemmeno a capirne il motivo. Ci sequestrarono i soldi e i programmi delle corse, sui quali ognuno di noi aveva annotato le puntate che aveva fatto nelle corse precedenti, per tirare le somme a fine giornata, e vedere se aveva vinto o perso. Sa, allora eravamo così ingenui e sprovveduti da giocarle tutte le corse, dalla prima all’ottava! Ebbene, fummo accusati di essere io un puntatore clandestino e il mio amico un allibratore clandestino. Non sapevamo neanche di cosa si trattasse. Poi, fu l’avvocato al quale ci rivolgemmo a chiarirci la situazione, e a farci ottenere l’assoluzione per non aver commesso il fatto, non senza farsi pagare la propria parcella, di gran lunga maggiore di quella trio. Non ci piacque constatare che all’ippodromo ti possono fermare e accusare di qualcosa per il semplice fatto che maneggi dei soldi e che tieni i tuoi conti sul programma delle corse. Lì non si gioca mica coi fagioli, o sbaglio? E non ci si va neanche a prendere il sole.
No, in effetti non sbaglia…
Comunque, nonostante ciò, all’ippodromo continuammo ad andare, scommettere ci piaceva. Alla luce dell’esperienza fatta, ci si aprì un mondo che non avevamo notato, pur avendolo avuto sotto gli occhi. Un mondo nuovo, concreto, pieno di prospettive e possibilità per chi impara a conoscerlo e sa come orientarsi.
Pur sempre un mondo che gira oltre il confine della legalità…
Parliamoci chiaro. Alle corse dei cavalli ci si va
per scommettere dei soldi, e i soldi sono una cosa seria, almeno per chi se li guadagna lavorando con serietà, com’è il caso del sottoscritto.
Torniamo a noi…
Si diceva che i soldi sono una cosa seria. Bene, molto semplicemente, scommettere presso gli allibratori clandestini mi consente di ottimizzare il mio investimento, in altre parole di comprare un determinato articolo (la scommessa) al prezzo più conveniente.
In parole ancor più semplici, al mercato nero…
Lo chiami come meglio crede. Ma non mi sembra proprio il caso di fare i moralisti, visto che, con invereconda spregiudicatezza, tutte le componenti del mondo fanno qualsiasi cosa pur di ottenere il maggior vantaggio economico, oltrepassando non solo i paletti della legge ma anche, e mi sembra più grave, quelli della legittimità etica e della decenza morale.
Si. Ma siamo sempre al di fuori della legalità. Inoltre, se tutti scommettessero dai clandestini, dove si reperirebbero le risorse economiche per fare le corse sulle quali poi lei scommette?
Non faccia della demagogia. Io governo me stesso in base a delle regole morali, etiche. Non stiamo mica giocando ad assopigliatutto coi poverelli di Madre Teresa di Calcutta! Guardiamoci in faccia: le bollette di Andrea, corse truccate, doping, il lavoro nero, ippodromi che prendono finanziamenti di denaro pubblico spendendolo poi malamente. Devo andare avanti? Questo, oltre a violare qualsiasi principio etico, oltrepassa anche i suoi sacri confini della legalità. Con i soldi che il sistema preleva dalle scommesse, tramite delle aliquote altissime, grazie alle quali il gioco clandestino può nascere, svilupparsi e vivere, cosa fanno per lo scommettitore, colui che tiene in piedi la baracca? Danno vita a corse delle quali non sono in grado di garantire la regolarità, basta che la pallina giri. Entri all’ippodromo e, se hai fame, devi spendere 4 euro per un panino si e no commestibile, ti trovi in un ambiente squallido, trascurato, platealmente gestito nell’ottica dello spendere il meno possibile, senza rispetto per niente e per nessuno. Per vedere i replay delle corse sui monitor, quando funzionano, devi avere 10/10, o guardare la tv col binocolo; l’agenzia del campo (quando c'è) apre e chiude quando vuole; le sedie sono rotte e vetuste, sporche. Se vuoi puntare 500 euro da uno dei pochissimi allibratori che sono rimasti, quello ti prende per matto e ti dice che te ne può dare non più di 100. Eppure, esistono dei massimali, e delle giuste percentuali di allibramento; ma nessuno, neanche in passato, si è mai preoccupato di farle rispettare, neanche a fronte di esposti scritti. Una volta ne feci uno io, perché un allibratore, il cui scoperto sul vincente era di un milione e mezzo di vecchie lire, non mi volle dare cinquecentomila lire di un cavallo a 1 ½. Non si può neanche giocare! E poi lei mi chiede perché scommetto dai clandestini. Perché da 1 ½ mi fanno almeno 18/10 e, invece di cinquecentomila lire, se voglio, posso puntare dieci e più milioni.
Lei punta così forte?
Quando è il caso si. Se mi piace un cavallo, punto anche dieci o venti milioni. Tuttavia, la mia puntata media, tornando all’Euro, è di 2000-2500 euro. Se li giocassi al tot, praticamente giocherei contro di me, abbassandomi la quota. Ma non creda che una parte di essi non finisca nel totalizzatore nazionale: gli allibratori clandestini scaricano una parte delle puntate, sia per bilanciare al meglio il “libro” col quale vanno in corsa sia per “limare” la quota sulla quale sono maggiormente esposti. Le voglio dire una cosa che le parrà strana: se sparissero i clandestini, ci sarebbe un’immediata contrazione delle giocate visibili, mi creda. Io non verrei certo a mettere 5000 euro al totalizzatore, abbassandomi la quota e regalandone quasi 1000 a chi poi mi tratta a pesci in faccia e, quando riscuoto una puntata al totalizzatore, magari mi fa fermare da un maresciallo .
Mi dica, come avviene l’incontro tra domanda e offerta?
Si gioca o con riferimento alle quote del tot, che vengono generalmente maggiorate di circa il 10%, oppure in relazione alla quota esposta in lavagna. Una volta le maggiorazioni erano fisse: ½ diventava 7/10, da 4/5 si prendeva pari, da pari 13/10, da 2 si passava a 2 ½ e così via. Adesso, che il gioco latita, il margine di contrattazione è maggiore, si può strappare anche una quota migliore, tipo pari da 7/10, talvolta persino da 3/5. Evidentemente, aliquote di prelievo e percentuali di allibramento garantiscono un buon margine entro il quale operare agli allibratori clandestini: a me va bene così.
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