Le corse al trotto apparvero in Italia al principio dell’800 come fatto provinciale, ricco di fervore popolare, in occasione delle Fiere e della Festa del Patrono. La culla di queste manifestazioni fu il Veneto e poi l’Emilia.
Milano, città cosmopolita, non prese in considerazione il fenomeno e curò invece le corse del “purosangue”, strumento di stimolo per la produzione zootecnica e fonte di divertimento per una Società doviziosa.
Gare con il cavallo “attaccato” erano pur conosciute, ma solo nella forma di corse con le bighe: spettacolo da circo, dove giovanotti in gonnella, corazza ed elmo di latta, alla romana, si rincorrevano per pochi giri nell’anello dell’Arena.
Delle prime “vere” gare di trotto ce ne dà succinta notizia il quotidiano “La Perseveranza” nel n°901 del 18 maggio 1862: “In Piazza d’Armi furono molto interessanti le corse dei biroccini, corse di carattere nazionale e di vera utilità”. E, sempre su “La Perseveranza” n°2714 dell’anno 1867, leggiamo: “nella corsa eseguita al trotto con biroccini per cavalli di ogni razza ed età venne aggiudicato il premio di lire 1.500 al cavallo “La sa minga” del signor Bazzini”.
Il 16 aprile 1881, nell’occasione dell’Esposizione nazionale, in una riunione mista con il galoppo, scesero in campo i campioni italiani del trotto Vandalo e Violetta che si cimentarono con gli Orloff russi: Patiesny, Krolik, Sakoldowany e Gourko. Dopo una gara entusiasmante, la vittoria toccò al grande Vandalo, guidato da Ricciardo Bonetti, proprio su Gourko il miglior cavallo europeo, e ai milanesi la gara rimase impressa nella mente.
Il “Trotter”, il vero ippodromo, nacque nel 1892 e partì subito a gonfie vele. La gara di apertura fu vinta dal trottatore americano Spofford guidato da Egisto Tamberi, entrambi immortalati per l’occasione da una scultura del celebre Trubeskoy. Il successo fu così vivo che oltre alle due giornate programmate, 27 e 30 ottobre, (la seconda onorata dalla presenza del Re), se ne aggiunse un’altra, non prevista, per il 1° novembre. E, soprattutto, il gioco filò vivacissimo e così abbondante da far quasi invidia ai più attrezzati fratelli del galoppo e da consentire premi in corsa tanto elevati da surclassare quelli di tutte le altre piazze d’Italia. Venne subito istituito il Gran Premio del Trotter di 25 mila lire, per cavalli di 3 anni, vinto, nella prima edizione, da Caspio con la guida del re delle redini lunghe Giuseppe Rossi.
Le cose andarono bene fino ai primi del ‘900 quando sopravvenne un periodo di crisi. La società di gestione si era un poco impigrita avendo del resto concluso un “grosso affare”. La zona del Trotter ormai inglobata nella città, era diventata di grande appetito edificatorio. Le quote sociali, in breve tempo passarono da 1 lira a 4 lire per finire a 16. Nacque l’idea di un nuovo ippodromo e la scelta del terreno cadde nella zona di Turro, sulla strada da piazzale Loreto verso Monza, ancora vicina alla città e non lontana dalla ferrovia.
Il 2 novembre 1905 si inaugurarono le riunioni nel nuovo impianto con ottima pista da mezzo miglio, molti box ed accoglienti tribune. Venne un nugolo di spettatori e vi furono laute scommesse. Il Premio d’apertura di lire 3.000 fu vinto da Kirkwood, grande cavallo americano, guidato dal proprietario bolognese Giuseppe Lamma.
Il periodo trottistico del Turro che va dal 2 novembre 1905 al 31 marzo 1925, fu caratterizzato da un avvio brillante e da un successivo lento decadimento, prima a causa della Grande Guerra e poi del turbinoso dopo-guerra. Comunque le corse nella metropoli lombarda, anche in tempi di magra, furono sempre le più interessanti del Paese, frequentate da abili drivers per lo più di origine veneto-emiliana, come i Barbetta ed i Branchini, e dai migliori cavalli, attirati dai premi che sono stati sempre i più alti d’Italia.
Nel 1925 moriva il Turro e nasceva San Siro. Ma per la rivalutazione dei terreni, diventati anche stavolta quasi centrali e con i prezzi saliti alle stelle, per gli azionisti, la morte del Turro non fu crudele.
La tribuna del Trotter di Milano il giorno dell'inaugurazione (27 ottobre 1892)
Con l’avvio dell’ippodromo di San Siro nasce il terzo periodo trottistico che perdura fino ad oggi. L’impianto creato sotto la direzione tecnica degli ingegneri Valerio e Somaini, per la pista (dagli avanzatissimi criteri costruttivi, validi ancora oggi), e dell’architetto Paolo Vietti Violi, per le tribune e le scuderie, grazie alla premurosa, diretta cura del segretario della Sire, cavalier Locatelli, che aveva consentito di portare a termine una imponente opera in pochi mesi, alla sua inaugurazione si presentava impeccabile. Anche il programma di corse fu considerato più razionale e moderno: prova unica generalizzata ed eliminazione di gare a “partita obbligata” che suscitavano malumori tra gli scommettitori e straziavano i cavalli, costretti, a volte, per aver diritto al premio, a correre tre-quattro prove. Per la gara di apertura, con premio di 30 mila lire, giunsero cavalli da tutta Europa. Vinse sul grande favorito Peter Harvester, dopo una gara appassionante, l’americano Billy Bunker del milanese Fabris Favero, guidato da Alessandro Finn, esule della rivoluzione russa, giunto appena in Italia. E Finn divenne cittadino milanese creando una scuola di guidatori che allargò la schiera dei drivers ormai stabiliti a Milano, dopo i Barbetta e i Branchini, quali gli Ossani di Faenza, i Pieropan veneti, i toscani Fabbrucci e, via via, gli emiliani Antonellini, Rosi, per finire con Brighenti, Casoli, i Baroncini, i Guzzinati e i Gubellini.
Unico guidatore milanese di trotto fu il dilettante Flaminio Brunati, che ebbe il merito di importare dalla Francia, attorno agli anni ’20, il celebre trottatore “Jockey”, grande in corsa e pilastro dell’allevamento per l’ottima riuscita come riproduttore. Oltre ai guidatori, comparvero proprietari eccezionali (Borasio, Riva, Palazzoli, Camurati, Gonella, Orsi Mangelli) che importarono grandi cavalli americani.
Nel fervoroso clima, alcuni arguti trottofili battezzarono questi proprietari spendaccioni, nominandoli “Lord”. Fabio Ferrari, grosso commerciante di fieno e granaglie, venne chiamato “Lord…Paglia”; Palazzoli, proprietario di Hazleton, cicciottone e grossista di salumi fu “Lord…Lard”; il commendator Borasio, gran signore, in relazione al suo nome Lorenzo, divenne “Lord…Magnific”; Riva, alquanto tiratino, “Lord…Bondanza” ed Enzo Malvicini, che muoveva allora i primi passi nell’ippica ed era assai loquace, fu battezzato “Lord…Bauscetta”. In un raptus di democraticità anche un cavallo fu fatto Lord: “Lord Quinto Romano” dal luogo periferico di Milano in cui era nato. E il titolo gli portò fortuna: vinse il Derby del 1934.
Anche gli allevamenti si moltiplicarono, citiamo in ordine di tempo, il “Lorenteggio” di Borasio, il “Castelverde” di Castelli, il “San Pietro all’Olmo” di Giovannini, le “Groane” di Aliberti, i “Fratelli Airaghi”, poi “La Reda” di Fossati, fino a quello attuale dei Dan, dei Branchini, trasformatisi da celebri fruste in ottimi allevatori.
Il prodotto milanese più splendido è stato Tornese, cavallo leggendario, nato ed allevato dai fratelli Manzoni, sotto i cui colori ha trionfato su tutte le piste d’Europa con la guida dell’indimenticabile Sergio Brighenti.
Mentre si andava sempre più affermando il programma di corse, con lo scandire graduale dei grandi premi: Encat, Nazioni, Saint Leger (diventato poi Nazionale), Inverno, Europa, Orsi Mangelli, Gran Criterium, con la costante presenza di tutti i campioni nazionali ed internazionali, e con il progressivo aumento del gettito del gioco - elemento caratterizzante dell’ippica milanese - l’ippodromo, anche per l’usura del tempo, manifestò il bisogno di un ritocco ringiovanente. Ci pensò nel 1975 il nuovo timoniere della Sire, l’avvocato Vittorio di Capua, persona di grandi capacità organizzative e di straordinario valore umano, tragicamente scomparso in un sequestro delinquentesco, nel pieno fervore di lavoro.
Furono completamente rinnovate le tribune, rendendole tra le più eleganti ed accoglienti d’Europa.
Nell’ultimo periodo, dopo gli anni Ottanta, conseguenze anche dei tempi, si è susseguito un tumultuoso cambiamento dei pacchetti azionari della proprietà di San Siro e la sostituzione dei vertici aziendali, i quali però hanno avuto sempre nella mente l’interesse per il cavallo e sentito l’orgoglio del primato ippico di San Siro. Così le corse di Milano hanno continuato ad essere oltre che uno straordinario, accurato spettacolo, un gioioso e culturale fatto cittadino, vicino al cuore dei milanesi come al momento della nascita del “Trotter”.
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