Equus et Civitas
di Artemisia
Mantova: i purosangue del Duca
Quando Giulio Romano (al secolo Giulio Pippi) giunge da Roma a Mantova, una tra le più splendide signorie dell’Italia settentrionale, l’abile allievo di Raffaello è già conosciuto per la sua attività di pittore, ma alla corte di Federico II Gonzaga sarà utilizzato fin dal suo arrivo, nel 1524, come prefetto delle “fabbriche”, soprintendente delle strade e soprattutto come architetto di Palazzo Te. Il Duca intendeva edificare la fastosa residenza suburbana in una zona erbosa chiamata “Teieto” (luogo di capanne?), ubicata dietro i bastioni meridionali della città, in cui sorgevano le rovine di antiche scuderie gonzaghesche.
Giulio Romano: Sala dei Cavalli - Palazzo Te (1526) Mantova
Detentore assoluto per oltre 15 anni di tutte le attività artistiche della signoria, Giulio Romano diviene per Mantova il più ingegnoso e versatile architetto, pittore, decoratore, organizzatore di feste. Assieme a numerosi allievi nel giro di nove anni costruisce una dimora regale, residenza estiva del Duca, perfettamente inserita nella natura, le cui sale affrescate con le gloriose imprese dei Gonzaga, le storie di Amore e Psiche e la Gigantomachia, sono un gioiello di scenografici effetti, di complesse iconografie, di eleganze formali. Federico II, politico e mecenate, ma amante dei piaceri della vita, aveva realizzato a Palazzo Te una villa di piacere, dedicata agli svaghi ed agli amori, per le donne, ma anche per i cavalli. Nelle sue scuderie, famose in tutta Europa, possedeva infatti esemplari di razza, che oltre a cavalcare faceva sfilare nelle parate ufficiali, come quelli che, in occasione della propria designazione a duca da parte dell’imperatore Carlo V, destarono l’ammirazione del sovrano spagnolo sfilando nel giardino del Palazzo, mirabilmente decorati di gualdrappe, come si legge nelle cronache del tempo. Tuttavia, grazie all’arte di Giulio Romano, il ricordo di questi cavalli è ancora vivo: tra le camere del Palazzo la prima ad essere ideata e dipinta fu la Sala detta dei cavalli, una stanza di rappresentanza, la più grande della villa, sulle cui pareti si stagliano le imponenti silhouettes dei campioni delle razze di corte, ognuno dei quali contraddistinto da un nome: Battaglia, Morel Favorito, Glorioso, Dario. Dipinti tra finte architetture e scene mitologiche allusive alle imprese belliche ed alle virtù di Federico, i sei superbi purosangue catturano l’attenzione con i nitidi profili, i manti chiari o pezzati. La calma imponenza di Morel Favorito, il bianco mantello di Glorioso, riprodotti così com’erano nella realtà, oltre a rammentare l’originaria destinazione del luogo a scuderie, svelano senza alcun dubbio la grande passione del Duca, il quale per blandire il pittore romano al suo arrivo nella città virgiliana, oltre ad una casa ed un lauto vitalizio, gli offrì in dono il suo purosangue preferito, “Luggeri”!
G.Romano: Sala dei Cavalli
Lodato da William Shakespeare come un artista capace di imitare perfettamente la natura, Giulio Romano lascia in questa sala un raro esempio di classica eleganza, lui che fu il geniale creatore del linguaggio manieristico per il virtuosismo e per l’esuberanza dei suoi modi pittorici.
In occasione della mostra mantovana “Gonzaga. La Celeste Galeria”, che resterà aperta a Palazzo Te ed a Palazzo Ducale fino al 8/12/2002, oltre alla magnifica collezione gonzaghesca di tele ed oggetti preziosi, in parte ricostituita, il visitatore potrà ammirare anche i purosangue del Duca che da 5 secoli fanno bella mostra di sé!
G.Romano: Sala dei Cavalli