Il Cavallo nell'arte
rubrica mensile ideata e curata
da

Bruna Condoleo


Il cavallo di Guernica

“Guernica tracima di pienezza, di presenza, di segni e di grida”: questo il giudizio di Jean Cassou, primo Direttore del Museo Nazionale d’Arte Moderna francese, sulla famosa opera di Pablo Picasso, che ha cambiato la storia della pittura contemporanea. Il cavallo che campeggia al centro di questa gigantesca tela (m.7,82x3,54) è una presenza inquietante: con le nari aperte, i denti digrignanti, il muso spalancato a mostrare la punta aguzza della lingua, come una lama, è una delle figure più tragiche dell’opera. Come è noto essa fu realizzata da Picasso nel 1937, in poche settimane tra il 1 maggio ed il 4 giugno: commissionata all'artista dal governo spagnolo repubblicano per rappresentare la Spagna all’Esposizione Internazionale delle Arti e delle Tecniche di Parigi, essa nasce in seguito alla notizia del bombardamento della cittadina basca di Guernica, rasa al suolo dall’aviazione nazista nell’aprile di quell’anno.

Pablo Picasso: Guernica - 1937 (Madrid)


Con un’attività febbrile Picasso inizia a creare disegni e bozzetti con immagini ispirate in parte ad opere precedenti, proprie e di altri maestri del passato (Raffaello, Giudo Reni, Goya): la madre con il bambino morto tra le braccia, ad esempio, sull’estrema destra della tela, ripete angosciosamente l’iconografia di una “pietà”, mentre il cavallo riprende nella forma antianatomica del collo l’immagine della “Corrida” picassiana. Il poliedrico artista ripercorre qui le tappe della sua mitologia personale, in cui primeggiano il cavallo ed il toro o minotauro, l’uomo-toro, due figure cui vengono attribuiti significati simbolici diversi: il toro per il suo aspetto feroce, è solitamente elemento negativo, ora trionfante, ora omicida, ora audacemente autobiografico, mentre nel cavallo il genio spagnolo ha espresso sempre positività, ravvisandovi il simbolo del popolo che soffre. Cavalli classici, come quelli dipinti nel periodo “rosa” o immagini disperate e piene di paura come quelli delle corride, si trasformano qui in un animale umanizzato, capace di esprimere forti emozioni: l’orrore per la morte, lo strazio per la guerra, la ribellione del popolo di fronte alla barbarie. Cinque figure umane e due animali sono i personaggi di quest’epopea del dolore, priva di qualsiasi retorica. Una donna urla alzando le braccia al cielo, già circondata dalle fiamme, un volto femminile illumina con una lampada gli orrori della guerra, un uomo senza vita è steso a terra, nella mano destra ancora impugna la spada, con cui si è inutilmente difeso e stringe un fiore, mentre una madre grida al cielo l’esecrabile martirio del figlioletto.

P.Picasso: Guernica, studio preparatorio

P.Picasso: Guernica, particolare

Ciò che vediamo è sconvolgente: non il fatto particolare, né il racconto di “quella” strage, ma il dolore universale di una morte in diretta, perpetrata dall’uomo e dalla sua scienza perversa. Nessun colore per una realtà così disumana, soltanto nero, grigio e bianco si addicono ad un mondo che ha smarrito la ragione ed i sentimenti. Difficile dimenticare questo cavallo che sovrasta l’aberrante cataclisma: pur anticipato dai disegni di Leonardo da Vinci per la Battaglia di Anghiari, anch’essi cavalli “urlanti”, allusivi alla “bestialità della guerra”, Picasso porta alle estreme conseguenze l’abbandono della bella forma per una distorsione espressiva del reale che non ha nulla di patetico. La suggestione è grande: la forma tesa ed angosciosa del cavallo, memore della rivoluzione cubista, sebbene a trenta anni di distanza, riassume visivamente il senso di una catastrofe davanti alla quale nessun essere pensante può sottrarsi dal riflettere. E’ interessante confrontare questo straziato cavallo con quello che l’artista disegnò, 15 anni dopo, per l’opera “La pace”, in tempi di maggiore distensione: un Pegaso alato, solenne simbolo di pace, docile nelle mani di un ingenuo fanciullo, protagonista di un’atmosfera di interiore serenità.

P.Picasso: Corrida - 1933 Museo Picasso (Parigi)


L’urlo del cavallo ferito di Guernica non ha paragoni, neanche rispetto ai precedenti disegni preparatori: la redazione finale mostra che l’animale, da figura giacente, ha assunto il ruolo di apice di una composizione triangolare, a somiglianza di un frontone di tempio greco, in cui tutte le allucinanti immagini s’inseriscono con assoluta essenzialità. La struttura di questa tela, infatti, segue le regole classiche più di quanto a prima vista non appaia, tuttavia la scena nel suo immediato svolgersi, nel terrore sgomento degli anonimi protagonisti risulta di una rivoluzionaria modernità. Nell’anniversario dell’attentato del 11 settembre 2001 quest’opera può ben costituire il manifesto più significativo contro l’odio, la violenza e la follia degli uomini.

“….tu hai aperto gli occhi che vogliono vedere
tra le cose naturali a tutte le età
e tu queste cose mieti
e semini per ogni tempo.”
( Paul Eluard: A Pablo Picasso)