Ippodromi ... malinconia d'autunno.
di Vittorio Rossi
Ippodromi…malinconia d’autunno.
L’estate o come vorrete definire questa stagione tra piogge torrenziali e venti tempestosi, va spegnendosi. Si prepara, l’autunno stagione già un poco malinconica per vocazione propria. Quel che accadrà in questa prossima stagione, che tutti preannunciano calda, se ne hanno chiari presagi. L’ippica sente parlare di condoni, di dare a mezzo al debito accumulato dalle agenzie nei confronti dell’Erario ma non sente parlare di un progetto per l’ippica. E’ un buon padre il vecchio signor Erario; nel mentre pensa al concordato fiscale, con la forma del condono-amnistia per gli imprenditori e le loro imprese, ci manda a dire che si troverà una “soluzione tombale” anche per i minimi garantiti. Intanto i cavalli corrono ignari e gli ippodromi, affatto ripopolati, si preparano alle malinconiche giornate di quello che chiamerei il terzo autunno da poveri dell’ippica. La situazione, come suggeriva un comico celebre, è grave ma non seria. Nel senso che ancora non esiste un piano, un progetto per il rilancio degli ippodromi e dell’ippica. Le società che gestiscono gli ippodromi, saranno anche brutte e cattive, ma sono, credetemi, un “male necessario”. Quante volte nel mio andar per ippodromi mescolandomi ( io sono uno di loro) alla gente comune dell’ippica: piccoli proprietari, allevatori. allenatori, guidatori ed anche semplici appassionati mi sono imbattuto in persone che attribuivano alle società di corse le cause di tutti i mali che affliggono l’ippica. Secondo tutti costoro è nella gestione degli ippodromi che si annidano tutti i mali. Una sera, ed ero ben desto e con il sensorio integro ( come scrivono i medici nelle perizie) un importante uomo di cavalli mi ha sussurrato questa tesi: l’unico sistema per correggere l’ippica delle corse è di “requisire” tutti gli ippodromi: Insomma la “nazionalizzazione” delle strutture creerebbe i presupposti per un ippica giusta in cui l’UNIRE, gestendo tutti gli impianti per le corse, avrebbe l’opportunità di programmare e veramente classificare gli ippodromi e le corse. L’idea nella sua bizzarra concezione centralista, quasi sovietica, della società dei cavalli, a dir la verità, sembra un poco castrante, per non dir di peggio, ma è, tuttavia, l’esatta misura della mostruosa opinione che circola nel mondo degli ippici e che vede come un nemico chi organizza le corse e chi negli ippodromi cerca anche motivazioni imprenditoriali.
Detto questo e poiché generalizzare sembra sciocco ed anche imprudente valutiamo con obbiettività quel che si deve considerare una vera e propria priorità: centralità degli ippodromi come unico rimedio alla progressiva disaffezione del pubblico per lo spettacolo ippico e per le scommesse.
Non illudiamoci dei dati globali del riversamento che, tenuto conto del numero quasi raddoppiato, rispetto al passato, delle agenzie di scommesse dice poco o nulla. Guardiamo i dati dei movimenti sul campo e il numero degli spettatori e vedremo che l’ippica del futuro, ove non tornasse a cercare negli ippodromi la propria identificazione per lo spettacolo e le scommesse, dovrà fare i conti con una tendenza a rendere la scommessa ippica niente di più che una operazione omologa al frullare della pallina sulla ruota di una macchina che nelle case da gioco si chiama “roulette”.
Allora i rimedi? Alla prossima puntata se ci sarà, dirò quello che credo opportuno si debba fare. Ora invito tutti a dire la loro su questo argomento. L’invito è rivolto anche a quelli che suggeriscono la “nazionalizzazione”. Tanto per sentire.