Equus et Civitas
di Artemisia
"Il Cavallo alato di Saxa Rubra: libertà imbrigliata"
Mario Ceroli - "Cavallo Alato" - foto E.Romiti
Chiunque costeggi la Via Flaminia, nei pressi del Grande Raccordo anulare di Roma, s’imbatterà in una visione imprevista quanto spettacolare. In località Saxa Rubra, ancora pregna del ricordo di sanguinose pugnae romane, nel vasto spazio del Centro Direzionale RAI, svetta un gigantesco “cavallo alato”, innalzato su di una collinetta verde e rilucente di aurei bagliori sotto i raggi del sole romano. L’installazione, creata nel 1987, è del maestro Mario Ceroli, nato a Castelfrentano nel 1938, in provincia di Chieti, scultore di prestigio internazionale, attivo a Roma, dove lavora con alacrità e successo, già protagonista negli anni ’60 della stagione artistica del Pop italiano, anticipatore dell’”arte povera”, scenografo ed architetto. Il maestro abruzzese, artista a tutto tondo, ha sconfinato in moltissimi ambiti creativi e come scultore, pur privilegiando il legno, ha spaziato nell’uso dei più disparati materiali, dal ghiaccio al carbone, dalla sabbia al vetro all’aulico bronzo: il “Cavallo alato” di Saxa Rubra ha una complessa struttura interna in legno, di altissimo valore artigianale, rivestita di lamelle di compensato e ricoperta di oro zecchino. Studioso dei grandi maestri del passato, allievo di Leoncillo e di Fazzini, nella sua originale sperimentazione artistica, iniziata fin dagli anni ’50, ha spesso affrontato il tema del cavallo, da quello leonardesco, poderoso e classicamente impostato all’unicorno alato del Centro RAI, irruento e lanciato come un uccello verso il cielo. Animale fantastico, simbolo della volontà di superare i limiti imposti dalla natura, il cavallo di Ceroli incarna l’anelito umano, mai sopito, di libertà nell’audace dinamismo della posa, nel turbinio della coda sfrangiata, nell’ariosa apertura delle ali, finanche nel gioco sapiente delle lamelle lignee a simulare un intreccio muscolare.
M.Ceroli - "Cavallo" (part.) - Saxa Rubra- foto E.Romiti
Studioso di Leonardo da Vinci, da cui ha tratto ispirazione per la famosa opera “L’uomo di Leonardo”, affascinato dalla mitologia greca, da cui ha spesso tratto spunto per opere scultoree o rivisitazioni originali, Ceroli ha qui conservato la figuratività della tradizione umanistica nella forma plastica dell’animale e nello studio del movimento. Tuttavia l’emozione che questo “Cavallo alato” procura è pienamente esaltata dalla vicinanza fisica all’opera, come sa bene chi scrive. Dalla via Flaminia, invece, sulle automobili in corsa, nella fretta quotidiana che ci attanaglia, la visione dell’installazione risulta mortificata dalla distanza, malgrado le poderose dimensioni del cavallo. La sapienza esecutiva dei particolari, la testa fremente, le zampe anteriori scalpitanti e l’energia del corpo andrebbero godute da vicino, perfino la “corda”, che tiene a stento legato il cavallo a terra, ha una sua colorata bellezza apprezzabile dappresso. La Città meriterebbe, a nostro avviso, che un’installazione pubblica così significativa potesse essere agevolmente ammirata e che ad un gran numero di cittadini fosse concesso di avvicinarsi ad un’opera che, oltre all’oggettivo valore artistico ed all’ implicita simbologia, sembra rappresentare il rischio che oggi corre la libertà dei mezzi di comunicazione di venire imbrigliata, come si paventa da più parti!
M.Ceroli - "Cavallo Alato" - Saxa Rubra (Rm) - foto E.Romiti