"CACCIA ALLE STREGHE?"
di Antonio Cacopardi
Hieronymus Bosch - Cristo portacroce (part.)
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Ha sorpreso, per molti versi in positivo, lo zelo col quale si è indagato per appurare se l’inaspettato risultato, e ancor più l’inversamente proporzionale quota della combinazione vincente, di una recente Tris svoltasi in quel di Bologna fosse figlio di qualche situazione peccaminosa, o poco chiara. Parrebbe proprio di no, hanno detto le indagini, la cui conclusione sembra sufficientemente in linea con quanto si è visto in pista per poter essere ragionevolmente considerata credibile. Certo che se il medesimo zelo fosse stato adottato in occasione di precedenti Tris svoltesi in maniera palesemente scellerata, si sarebbe probabilmente dovuto convenire che potesse essere il caso di ripristinare in Italia la pena di morte… Inutile stare a ricordare di quali Tris parliamo, servirebbe la memoria di un elefante per non dimenticarne una… Ognuno di noi ne ha viste ben più di due, e anche di tre. Chi ne è stato protagonista attivo, poi, le ricorderà ancora meglio, potendo contare, in caso di amnesie, su sufficiente materiale cartaceo, pregiato, per rinvigorire la memoria. Perché il sistema inquirente della giustizia sportiva si impegna così a fondo quando non c’è nulla di losco da far venire a galla? Quasi che si compiaccia, allo stesso tempo, delle proprie potenzialità e del fatto che possano essere proprio queste a garantire il regolare svolgimento degli eventi sottoposti alla sua giurisdizione. Piuttosto, viene da chiedersi, e da chiedere, cosa ne è stato della famosa lista dei 104. E a che punto è giunta l’Operazione Furia. La lista dei 104, che non sono i migliori vini del mondo ma i nomi di 104 signori i cui colloqui telefonici, debitamente registrati su mandato dell’autorità giudiziaria, fecero supporre che non trattassero di storia o filosofia, bensì di argomenti più vicini all’aggiustamento di corse dei cavalli, è chiusa in qualche cassetto mentre gli stessi apparati telefonici, magari mossi da una differente carta Sim, continuano a favorire i medesimi discorsi. L’Operazione Furia, iniziata con perquisizioni, accertamenti e, a quel che si dice, con qualche ritiro di patente di guida per eccesso di velocità, portò addirittura all’arresto di alcuni personaggi, sospettati di aver combinato svariate corse. Sono ancora in galera? Se ne sono perse le tracce. Certo, se sono ancora al fresco, si deve convenire che il reato è stato non solo ideato, ma anche portato materialmente a termine. Il che, però, comporterebbe, non essendo nessuno dei galeotti un driver o un fantino, che qualcuno di questi fosse stato non lapidato nella piazza del paese, ma almeno sottoposto a qualche provvedimento da parte della giustizia, almeno di quella sportiva. Ma, a quel che risulta, non ci sono state defezioni negli ippodromi: tutti i driver e tutti i fantini continuano ad imperversare in ogni convegno, nessuno manca all’appello. Allora, speriamo almeno che sia stata resa la libertà a quei signori ai quali la si era tolta, evidentemente errando. Sono perseguibili solamente i reati portati a termine, non quelli fantasticati. Diciamoci la verità: chi di noi non ha mai pensato di eliminare la moglie, o il marito? Chi non ha mai coltivato il progetto di stuprare Marylin Monroe? O di rapinare la banca d’Italia. Eppure siamo tutti liberi… Alì Agca ha dovuto attendere oltre vent’anni, prima che una grazia lo alleggerisse dell’ergastolo. Per tentato omicidio, perché il signore polacco vestito di rosso porpora non è mica riuscito a farlo fuori. Altri hanno preso la mira meglio, e hanno mandato all’altro mondo individui abbigliati in modo più sobrio, ma l’ergastolo non gliel’ha dato nessuno!
Insomma, la Tris di Bologna è stata un pretesto per dire, e raccontarsi, che tutto è sotto controllo? Oppure, meglio tardi che mai, si sta finalmente pensando di fare le corse sul serio?