DUBAI: UN'ISOLA FELICE.

di Carlo Biffi


Per la settima volta (la prima quando nel 1996 è stata lanciata la World Cup) Dubai ci ha accolto con tante novità ma ancor più con tanti progressi realizzati negli ultimi 12 mesi. Non soltanto per noi, giornalisti ippici, interessanti nell’ambito della grande scuderia dei Maktoum e di quelle a titolo personale dei membri della famiglia che regge le sorti dell’Emirato più progredito del Golfo Arabico (o Persico, se preferite) ma anche delle sue strutture commerciali, turistiche e nelle iniziative a favore della popolazione.
L’Emirato di Dubai, un’isola felice a non molta distanza da Regioni perturbate, un’isola felice dove la civiltà locale e quella occidentale si fondono mirabilmente. Le iniziative della seconda sono ampliamente rispettate, mentre per quanto riguarda la prima una popolazione mussulmana non teme di abbandonare antichi schemi, come dimostrano le donne sempre meno velate e le giovani addirittura vestite come vuole la moda occidentale.
Una popolazione islamica che non si è fatta prendere la mano dalle sommosse di paesi vicini. Perché? A nostro avviso per la soddisfazione dei sudditi per il trattamento loro riservato da un’amministrazione lungimirante.
In tal senso abbiamo indagato maggiormente che in passato ed ecco cosa abbiamo appreso. Il cittadino persona fisica non paga le tasse, le imprese il 10%, mese per mese, degli utili mentre la gigantesca zona franca di Jebel Ali attira investimenti stranieri massicci con conseguente lavoro, il cittadino che mette su famiglia e acquista o costruisca una casa si vede, per 100 anni, assegnato a fondo perduto il 51% del costo. Chi può allora avere interesse a destabilizzare la vita nel Paese dei Maktoum?

Nuova tribuna (2001) - Ippodromo di NAD AL SHEBA (da "Dubai World Cup 2002")

In questo contesto, ne abbiamo ancora una volta la prova il 23 marzo, anche senza scommesse la passione per le corse esplode e alla riunione della Dubai World Cup 70.000 erano gli spettatori a Nad Al Sheba, dove tantissimi con grande impegno studiavano la carriera dei protagonisti per poter compilare il bollettino dei sei vincitori e vincere la magnifica Jaguar in palio.
Un ippodromo dove la vecchia tribuna era stata innalzata con un piano supplementare, quella inaugurata, il Millenium Stand dove trovano posto il centro stampa e la tribuna per i giornalisti, ancora migliorata nelle sue strutture. E a proposito di centro stampa vi diremo soltanto che i 650 giornalisti presenti, oltre a computer, fax, schermi giganti, televisori e un, continuamente rifornito, buffet caldo e freddo, hanno avuto a loro disposizione altrettanti telefoni tutti con linea diretta. Quanto è bello lavorare in tali condizioni!
Una piccola parte dei giornalisti, io fra quelli, aveva accesso al paddock ed anche là ho potuto trovare importanti miglioramenti che hanno consentito una ancora più vistosa cerimonia d’apertura, mentre il podio per le premiazioni era addirittura imponente, i fiori erano, tantissimi, un po’ dovunque nonché al centro dove facevano da scrigno alle grandi Coppe d’oro della serata.
Corse sul dirt e corse sull’erba. C’era possibilità per tutti di mettersi in evidenza il 23 marzo a Nad Al Sheba, ma l’Europa è riuscita ad aggiudicarsi soltanto una prova, peraltro di grande importanza trattandosi del Dubai Duty Free, grazie alla grigia francese Terre à Terre, mentre per gli allevamenti d’oltralpe è venuta la conferma della bontà dei loro arabi che nella prova a questi riservata hanno presentato 13 dei 16 partenti con successo di Nez d’Or indovinato acquisto del Presidente degli Emirati Arabi Uniti.
La parte del leone l’hanno fatta i padroni di casa con tre successi (Street Cry, Nayef e Essence of Dubai) e con molti piazzamenti mentre gli Stati Uniti si sono aggiudicati due prove fra le quali quella sui 1200 metri, nella quale hanno spadroneggiato occupando i primi quattro posti all’arrivo fra i quali quello del vincitore con Caller One che ha ottenuto un record personale: essere il primo purosangue a ripetersi in una delle 7 prove in programme. La grande delusione l’hanno avuta i giapponesi non riusciti ad inserirsi con il vincitore della Hong Kong Cup, Agnes Digital, e con la femmina To The Victory, seconda lo scorso anno nella Dubai World Cup dietro allo statunitense Captain Steve.
La Godolphin e i Maktoum a titolo personale (fra i quali si sono ora inseriti i figli di Maktoum bin Rashid Al Maktoum e di Mohamed bin Rashid Al Maktoum) sono riusciti a realizzare un altro importante risultato: incamerare quasi metà delle allocazioni.
D’altro canto non c’era da meravigliarsi con purosangue che vincono sulle piste di tutto il mondo e che a Nad Al Sheba hanno incassato oltre 7.400.000 dollari dei 15.250.000 complessivamente in palio.
Ma per i Maktoum sono di grande importanza anche le prove di endurance e in quella, valevole per il campionato del mondo, hanno fatto centro due componenti della squadra vincitrice Hamdan e Rashid con il primo migliore anche a titolo individuale.
Abbiamo avuto, infine, la soddisfazione di qualche annotazione italiana.
Dopo la Dubai World Cup aveva voluto invitarci nel magnifico Fort Hatta Hotel ai piedi delle montagne rocciose il general manager del bellissimo complesso, un romagnolo purosangue: Campolucci.
A Dubai anche quest’anno abbiamo soggiornato nel prestigioso Emirates Towers Hotel dove uno dei ristoranti è italiano e dove ci hanno accolto con simpatia e disponibilità il manager Aantonio Saponara di origine napoletana e il primo chef, il bergamasco, Luca Pezzera.
Ogni anno torniamo da Dubai con nuove sensazioni, con la conferma che da quelle parti si lavora per sempre più progredire nel mondo dei purosangue e nelle attrezzature della città e dell’intero Emirato. Il budget governativo del prossimo anno sarà rivolto prevalentemente alla viabilità ed è chiaro il perché. Per rendere sempre più vicine le varie località dell’Emirato alla Capitale favorendo in tal modo il loro sviluppo, uno sviluppo che abbiamo potuto constatare personalmente trovando vita ed insediamenti dove un tempo c’era soltanto deserto.
Ora l’attività va a riposo nell’Emirato dei Maktoum ma, già sono pronti i piani per le grandi prove degli altri ippodromi dell'’Asia (a breve scadenza a Hong Kong e Singapore), dell'Europa e degli Stati Uniti. Saranno Sakhee e Street Cry le punte di diamante? Ma consigliamo di non dimenticare Nayef, Essence of Dubai e Tobougg nonché qualche giovane ancora poco conosciuto.


Cigar (Jerry Bailey) - 1° edizione Dubai World Cup 1996 (da "Dubai World Cup 2002")