Caro Cavallo Pazzo,
poiché l’ippica si è data alle epistole e non passa un solo giorno senza che giungano alle redazioni dei giornali ,specializzati, sportivi e non, scritti della più varia natura sul tema ippico, io nel mio piccolo, non voglio essere da meno e Ti invio questa mia per farTi sapere …come la vedo grigia.
Saprai certamente come nella mia città, quella sulla quale svetta l’agile Ghirlandina, sia iniziata la stagione delle corse, dico quelle che si effettuano negli orari canonici, non quelle che si svolgono tra il cappuccino e l’aperitivo. Il via alla “regular season” l’abbiamo avuto il giorno di Pasqua. All’ippodromo c’erano, tra paganti e non, un duemila persone che sono, tutto sommato, una bella “cifrotta”, con i tempi che corrono.
La giornata pasquale, i tortellini ancora a sistemarsi nello stomaco insieme al lambrusco, un pensierino al Modena che sarà in serie A, ma ora non deve mollare, una fede immarcescibile in Calzolari ( per i tedeschi Schumacher) che di lì a qualche ora avrebbe saziato di vittoria con la sua Ferrari l’orgoglio dei modenesi. Tutto questo avevano in testa i modenesi convenuti all’ippodromo per la nuova stagione e sarà forse per questo che hanno giocato qualche euro ma non abbastanza da far contento il cassiere della “modenese” e tuttavia scambiando auguri e convenevoli con molti di loro mi sentivo dire: “ma come, ancora senza agenzia ippica ? Ma non avevano detto…..” ed io a spiegare che certo si era detto, che certo c’erano speranze, ma purtroppo si sa come vanno le cose… E tutti a lamentarsi che si tratta di un servizio per il pubblico e che si poteva recuperare ed io a difendermi dicendo che i minimi garantiti aveva reso prudente la società modenese che era risultata soccombente rispetto alle ricche offerte di altri soggetti. E gli ippici effettivi, quelli che leggono tutto sui cavalli e sulle corse, che mi rispondevano: già ma intanto i minimi non li paga nessuno e vedrai che l’aggiustano ed intanto chi rimane buggerato è il giocatore che non può godersi le corse dal vivo ed intanto giocarsi qualche euro fuori campo.
Vi assicuro che non ho inventato nulla: si tratta di colloqui ai quali potrei dare volti e nomi, solo che lo volessi.
Eppure nelle così stanze del potere nulla si muove, non succede nulla e se accadesse qualche cosa, forse sarebbe un disastro ancora più grave di quello attuale.
Cercherò di spiegare perché:
non esiste alcun progetto per il “sistema ippico” . Di più, nessuno ha elaborato un progetto qualsiasi per l’ippica.
Voglio dire che nelle varie lettere di San Tino (Cazzaniga) ai Corinzi ( pardon all’Unire), di Santo Alessandro (Meneghetti) agli Apostoli ( vedi sopra), come nei proclami di San Gabriele (Baldi) Arcangelo e potrei continuare con tutti i santi del calendario, ognuno vede le cose con la lente d’ingrandimento e si preoccupa ( in parte è anche giusto) di mali e suggerisce rimedi che sono, senza dubbio veri e giusti, ma settoriali. Non esiste, ed è questo il dramma in cui ci dibattiamo, un progetto che valuti le contingenze , analizzi i mali e ne tragga le doverose conseguenze, prima che l’ippica esca dal mercato dei “giochi” perché obsoleta o perché inflazionata o perché considerata ad alto rischio di inquinamento.

G.Friedrich - Rovine di Eldena - Berlino 1825
E’ chiaro che nessuno pretende di avere la ricetta per risolvere il problema ma se l’approccio è quello che spesso leggiamo e se si pretende che i sacrifici li faccia qualcun altro per la buona ragione (!) che i sacrifici “loro” li hanno già fatti non andiamo proprio da nessuna parte. Insomma abbiamo molti reduci e pochi volontari nel mentre il nemico, da molto tempo ormai, è entrato nella cittadella ippica abbandonata e indifesa.
. A tutti, seraficamente ed olimpicamente, l’UNIRE risponde che ci sono le Leggi e le Leggi saranno applicate e rispettate: giusto! Non vi pare?
Tuttavia gli ippodromi permangono vuoti e che ci si glori dei “pienoni” della Pasquetta mi induce a tristezza. Perché si tratta di successi ottenuti non per merito del programma di corse o dell’accoglienza degli ippodromi, ma occasionalmente e per circostanze contingenti ed irripetibili. Ma capisco che il deserto negli ippodromi non commuove più. Ci siamo fatti di scorza dura ed anzi qualcuno si compiace che questi contenitori del nulla siano alla canna del gas. Eppure, senza essere frainteso, vorrei parafrasare un detto che potrebbe, non dico compiacere, ma certo non dispiacere, all’attuale governo dell’ippica: chi ha gli anni per ricordare, infatti, sa che si diceva: “se le culle sono vuote la nazione langue… con quel che segue, ed io, parafrasando potrei dire: se gli ippodromi sono vuoti l’ippica langue e presto morirà.
Ora io credo, in tutta sincera modestia, che ci sia un modo per non risolvere i problemi, brevettato da anni: parlarne, discuterne, formare commissioni, creare comitati, ricorrere all’arma dello sciopero. Per converso credo che si possa cercare qualche soluzione dimenticando i particolarismi, chiarendo quale debba essere l’obbiettivo da raggiungere ed essendo tutti consapevoli che i sacrifici toccano a tutti. Anche a quelli che, disgraziatamente, sacrifici ne hanno già fatti. I sacrifici sono necessari per la ragione che qui di seguito proverò ad esporre.
Abbiamo, come le vergini di Coo, una coperta troppo corta, che tutti “tirano” ma che resta, comunque, insufficiente. Alle povere vergini coprendo il sedere si scoprivano le pudenda e viceversa, all’ippica di oggi se si aumentano risorse per un settore se ne deprime un altro. La coperta, fuori metafora, i danari, le svanziche o come vorrete chiamare la vile moneta, provengono dalle scommesse, non ci sono alternative. Oggi le risorse sono del tutto insufficienti perché, di fronte ad un incremento dei punti vendita non si è affatto realizzato quell’incremento dell’entrate che era stato ipotizzato. Io non mi occupo di statistiche e non voglio imporvi tabelle e numeri, ma la prova di quel che dico è proprio nel fatto che le agenzie non incassano i minimi che avevano garantito e quindi, nonostante li abbiano garantiti, non li pagano. Le giornate di corse, gli ippodromi ed anche i guidatori ( mi riferisco, beninteso, al trotto) sono aumentati nei giorni beati in cui tutto sembrava colorato di rosa ed ora, non ci si può rassegnare ( o, comunque, non si vuole) a chiudere, a diminuire, a smobilitare. Infatti non è facile incominciare ad incidere il male: in Italia poi Paese dove le riforme sono quasi proibite per tradizione, parlare di riformare l’ippica è impossibile, tuttavia, se non si andrà in qualche luogo a pescare qualche idea seria per riempire gli ippodromi, sarà molto dura mantenere la botte piena e …la moglie ubriaca. Qualsiasi cosa si voglia intraprendere per rivitalizzare l’ippica è necessario che il pubblico torni negli ippodromi. Se questo non dovesse accadere o se si vorranno indicare altre strade, magari quelle di un'ippica virtuale, non ci sarà nessuna rinascita.
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