Il Cavallo nell'arte
rubrica ideata e curata
da
Bruna Condoleo


Era piaciuto al Papa !


Il bianco e focoso cavallo dipinto da Mattia Preti a Malta, per la Cappella d’Aragona nella Cattedrale di S. Giovanni Battista, era piaciuto molto a sua Santità, Papa Giovanni Paolo II, quando, nel 1990 aveva visitato la chiesa della capitale, La Valletta, in occasione di uno dei suoi innumerevoli viaggi per il mondo. In effetti la grande Pala ad olio, “S. Giorgio e il drago”, che ritrae il momento finale della liberazione di una fanciulla dal drago che funestava la città libica di Silena, è opera di grande pregio artistico del pittore calabrese Mattia Preti, attivo nella prima metà del ‘600 a Roma ed a Napoli, prima di trascorrere ben quaranta anni della sua vita a Malta. Proprio questa pala, così animata e ricca di cromatismo, aveva “sponsorizzato” la valentia del pittore, già famoso ed insignito a Roma dell’onorificenza del Cavalierato di Obbedienza, ma desideroso di essere elevato al più rinomato Cavalierato di Grazia, che infatti ottenne dall’Ordine dei Cavalieri di Malta nel 1661, quando dipinse l’intera volta della navata centrale nella chiesa di S. Giovanni. All’interno della Cattedrale maltese già esisteva un capolavoro italiano: La decollazione del Battista di Caravaggio, ma il contributo di Preti non sarà meno importante e trasformerà la chiesa in un sfarzoso interno di gusto barocco.
L’opera “S. Giorgio e il drago”, commissionata all’Artista dal Gran Maestro dell’Ordine, oggi sapientemente restaurata nei laboratori dell’Istituto Superiore del Restauro di Roma, mostra il giovane tribuno mentre, conficcata la spada nella testa del drago e liberata la principessa, avanza vittorioso, guidato da un angelo, a cavallo del suo stallone; sullo sfondo una battaglia con altri splendidi cavalli al galoppo, realizzati con tocchi veloci.
Mattia Preti - San Giorgio e il drago.
Malta - Cattedrale di S.Giovanni B. - 1655-58 (olio su tela)

M.Preti - S.Giorgio e il drago (part.)
Se il santo è un’immagine raffinata per il luminismo morbido della corazza ed il tenero volto immerso in un significativo colloquio di sguardi con l’angelo, il cavallo è una massa potente e dinamica che subito colpisce l’osservatore, sia per l’originale inquadratura prospettica obliqua, ripresa dal lato da cui proviene la luce, sia per la testa fremente dell’animale. Si noti, ad esempio, l’espressività dello sguardo di questo superbo esemplare, memore dei più famosi cavalli cinquecenteschi, tuttavia vibrante di una sorta di inaspettata “umanità”. E’ singolare, infatti, che più del paesaggio, più della principessa, relegata nell’angolo del dipinto, forse più dello stesso protagonista, la figura del cavallo emerga potentemente dal fondo, emozionando e quasi investendo l’osservatore con la sua vigorosa fisicità. Del resto non bisogna dimenticare l’importanza che i Cavalieri di Malta, ritenuti campioni della fede cristiana, dovevano assegnare alla figura del santo, sempre raffigurato sul suo indomito destriero, sicuramente allusivo all’Ordine per lo spirito guerriero, unito al sentimento di difesa dei deboli. Lo stile di Mattia Preti, in quest’opera molto vicino alla cultura tonale veneziana, è pieno di fascino per la leggerezza della pennellata, per l’ampia spazialità, per la sfolgorante tonalità dei colori. Un barocco tutto particolare il suo, che fonde fastosità con tendenze realistiche, ispirazione colta con gusto popolare, come si evince anche da questo cavallo imponente e suggestivo per sapienza tecnica, bellezza formale ed espressività.
(Chi volesse ammirare l’opera restaurata, prima che venga riportata a Malta, può recarsi fino al 15 aprile al Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, nella Sala degli Arazzi - Roma, Via di San Michele, 22. Per informazioni 06/48806265 . Chiuso sabato e domenica, orario: 9-15)