Il Cavallo nell'arte
rubrica ideata e curata
da
Bruna Condoleo


I cavalli fidiaci di Antonio Lombardo


Nel lungo cammino della storia dell’arte ci sono stati artisti che hanno saputo creare immagini di serena bellezza, emulando i fasti della scultura antica e del più geniale protagonista della grecità classica: Fidia. Chiunque visiti la bella città di Ferrara ed in particolare si soffermi a visitare il celeberrimo Castello Estense, avrà l’inaspettato piacere di imbattersi nel “Camerino d'alabastro”, un ambiente che nel periodo rinascimentale era interamente rivestito di marmi scolpiti da Antonio Lombardo.
Artista sensibile, quanto ricercato dalle corti quattrocentesche, figlio del ticinese Pietro, Antonio operò fin da ragazzo a Venezia nella bottega paterna, assieme al fratello Tullio, occupandosi soprattutto di scultura, mentre il padre eccelse come architetto, sapendo dettare una moda per un gusto antiquario, testimoniata anche dall’arrivo a Venezia della famosa quadriga bronzea, trasportata dall’ippodromo di Costantinopoli per adornare la facciata della Basilica di S. Marco.
Antonio Lombardo, nato nel 1458, divenne ben presto, con il fratello Tullio, un protagonista della bottega, cui arrivavano importanti commissioni, come i sepolcri dei dogi; lavorava ancora a Venezia, quando, nel 1506, fu invitato a Ferrara da Alfonso d’Este per il quale lavorerà dieci anni, fino alla morte.
All’inizio del ‘500 la signoria degli Estensi era divenuta un centro culturale rinomato sia per il fervore letterario sia per il rinnovamento architettonico ed artistico della città, che grazie all’”addizione erculea”, affidata all’architetto Biagio Rossetti, divenne una tra i più singolari centri rinascimentali della Penisola.
A.Lombardo - La contesa tra Minerva e Nettuno per l'Attica (part.) - 1510 c.
A.Lombardo - Il trionfo di Ercole (part.)
L’amore per l’arte antica che Antonio Lombardo aveva lungamente coltivato in gioventù, gli fece creare opere in cui l’armonia delle forme e la sapienza compositiva si palesano chiaramente.
Nel “Camerino di alabastro”, stanza privata del duca Alfonso, costruita sontuosamente all’interno del Castello, con la quale il Duca inaugurò una moda molto particolare oltrechè costosa, la decorazione di marmi e porfidi rari che copriva interamente l’ambiente (andata purtroppo dispersa, oggi in parte conservata all’Ermitage) fu affidata a lui, preceduto dalla fama conquistatasi a Venezia. Fregi di squisita fattura raccontavano scene mitologiche, come la contesa tra Atena e Poseidone, la fucina di Vulcano, Naiade tra due tritoni ed il trionfo di Ercole, in cui nudi virili, dee panneggiate e splendidi cavalli, scolpiti su fondali di semplici architetture o di natura, quasi a suggerire uno sfumato, rivelano una tecnica raffinatissima, un’estrema cura del dettaglio ed il gusto per un perfetto equilibrio formale.
I corpi degli dei e degli eroi offrono alla luce un modellato dolce e pittorico, mentre le sagome dei cavalli, al passo o in corsa, evocano immagini classiche desunte da rilievi antichi. Questi cavalli, così diversi dai focosi ed ansimanti cavalli disegnati da Leonardo, come dai realistici cavalli bronzei dei gruppi equestri di Andrea del Verrocchio o di Donatello, sono più vicini alla olimpica bellezza di quelli scolpiti da Fidia per il Partenone ed il gusto antiquario di Antonio Lombardo, innamorato dell’arte antica, raggiunge in questi bassorilievi l’apice nel disincantato desiderio di riproporre un’umanità incorruttibile ed ideale.
Fidia - Testa di cavallo (Partenone) V sec.a.C.
marmo pentelico - Londra, British Museum