In Toscana la tradizione delle corse dei cavalli è molto antica. Sicuramente le più belle contese per la corsa del Palio risalgono a poco dopo l’anno Mille, e a Siena perdura ancora quale una delle prove più consolidate ed affascinanti. Ma anche i Palii di Firenze erano i più importanti d’Italia, e in quella città, con cavalli montati o attaccati, non si è mai smesso di correre. Non sapremmo dire per quali motivi i toscani si suddividessero nelle simpatie per le corse tra i fanatici del galoppo o del trotto, a seconda di certe localizzazioni: a Pisa, Livorno, Grosseto, Siena prevalsero i “galoppini”; a Pistoia, Prato, Empoli, Lucca, Firenze i “trottarelli”. In verità, nei primi tempi le riunioni di corse prevedevano prove miste, pur continuando a sussistere una certa divisione classistica: il trotto, gradito ai borghesi ed ai popolani; il galoppo riservato agli aristocratici. A Livorno, quando nella stessa riunione si correva al trotto ed al galoppo, le carrozze dei nobili lasciavano il campo di gara prima della corsa dei sedioli, che era l’ultima della giornata.
Ebsero Mo (G.C.Baldi) - Premio Toscana, 1986 (Firenze)
Oggi potremmo dire che, a tradizione consolidata, il galoppo impera a Livorno, Pisa e Grosseto, mentre il trotto primeggia a Montecatini, a Follonica ed a Firenze. Ci piace indicare che, così come in altre regioni, è stata sempre l’attività degli allevatori ad aprire la strada allo spettacolo ippico. E fu proprio il Cav. Fossi che, nella seconda metà del 1800, creò il primo ippodromo di Firenze, e poi fece nascere quello di Pisa. E sono i numerosi, capaci allevatori di oggi che rendono vivo il trotto toscano, basti pensare alle grandi signore Salvini, Asja Tranfo, Giusti e Franca Franchini, che hanno prodotto trottatori celebri il cui ricordo ancora oggi è vivo: per la Salvini (scud.Kira) chi non ricorda Oriolo e Steno? Per la Tranfo, dell’allevamento Delle Mimose a Fucecchio, chi dimentica il derbywinner Acero? E chi sa staccare il nome del campionissimo Crevalcore dalla dottoressa Licia Giusti?
Ma veniamo ad un po’ di cronistoria su Firenze.
La prima notizia di una corsa al trotto la troviamo sul programma di una corsa di galoppo del 1862, quando, secondo dichiarazioni del barone Gaetano Casoli, per valutare la qualità dei vari cavalli, era opportuno inserire nelle gare pubbliche corse con il cavallo attaccato, e ad ostacoli “con barriere”. Nella corsa, svoltasi alle Cascine, vinse il premio di mille lire il trottatore Rodolfo, su Turnus, che guadagnò lire cinquecento, mentre la cavalla Perusina fu ritirata e Teseo squalificato per rottura. Il percorso si svolse in due giri della pista, pari a m 3.984, ed il tempo fu di otto minuti e venti secondi.
Ma la costruzione di un vero ippodromo di trotto, “Le Mulina”, avvenne nel 1893, con una straordinaria riunione nei giorni 14, 18 e 21 maggio, che vide i migliori trottatori e driver italiani riuniti in Firenze. Per la verità, l’organizzazione dell’impianto e dello spettacolo fu dovuta in gran parte ad uno straordinario uomo del galoppo, il conte Canevaro, nominato proprio in quegli anni presidente della Consociazione Ippica Italiana per il trotto. Tecnicamente la pista di mezzo miglio era la migliore d’Italia, sia per la qualità dell’impasto del terreno, particolarmente soffice, e quindi grato ai piedi dei cavalli, che per la realizzazione di curve sopraelevate, secondo gli ultimi sistemi della tecnica di costruzione delle linee ferrate, che consentivano velocità elevate sia sulle diritture che sulle curve, tanto che tutti i trottatori partecipanti alle riunioni di Firenze miglioravano i loro record. Da allora a Firenze si è sempre corso, e l’emergere, dai primi del 1900, del nuovo gradevolissimo ippodromo di Montecatini, dove si tenevano riunioni durante la stagione termale, giovò alla creazione di un nucleo di guidatori così numeroso, valido e grintoso, da inondare poi anche il resto d’Italia, con i campioni delle famiglie dei Baldi, dei Bellei, degli Orlandi.
Premiazione di Ebsero Mo con Ermanno Mori
Il magnifico impianto delle Mulina, nel 1966, subì danni gravissimi per l’alluvione che provocò persino la morte di decine di trottatori. Sorse allora e si sviluppò l’idea (il dott.Vanni Parenti ed il dott.Franchini ne furono i più costanti sostenitori) di spostare la pista di trotto delle Mulina al vicino parco delle Cascine, dove sorgeva il bellissimo ippodromo di galoppo, che però stava scemando di importanza per la rarefazione di cavalli, tanto che le riunioni annuali erano ridotte al lumicino. L’ippodromo di galoppo consentiva la costruzione di una pista da trotto di un chilometro, tecnicamente più valida, e l’usura veniva di molto attenuata dalla coesistenza della pista di allenamento delle vecchie Mulina, dove restavano altresì tutti i box dei trottatori. Dopo piani, disegni, studi, riunioni, quando tutto sembrava definito, i dirigenti del Jockey Club e dell’Unione Proprietari Galoppo espressero un parere assolutamente negativo all’unificazione di trotto e galoppo, che, secondo precisa delibera “creerebbe problemi di convivenza gravissimi, e costituirebbe un freno al rilancio del galoppo fiorentino, che in occasione della corsa dell’Arno ha mostrato la sua piena vitalità con il nuovo record delle scommesse, e che relegherebbe il galoppo in una posizione di secondo piano di fronte al trotto, che potrebbe contare su un centro di allenamento con pista ampliata (attuali Mulina), su una pista da un chilometro con annessi box (attuale Visarno) e su un complesso di elevata funzionalità (Montecatini) a circa quaranta chilometri da Firenze e con collegamento diretto autostradale. Ciò porterebbe ad un degrado del galoppo con gravissimo danno anche per gli allevamenti collegati”.
Scoraggia dover polemizzare con chi pensa che, migliorando le condizioni del trotto, il galoppo si degradi. Bello sarebbe ritornare ai tempi evocati dalle vecchie locandine, quando le riunioni di trotto e di galoppo avvenivano sulle stesse piste e con gli stessi organizzatori. Ci pare però che la situazione attuale degli ippodromi fiorentini possa avere un più intelligente riesame. Sarebbe un premio per la passione entusiastica dei toscani per il cavallo, per gli allevatori intelligenti e numerosi della zona, per la grande famiglia dei guidatori e per i numerosi e generosi scommettitori, sempre indispensabili per la vita del nostro settore.
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