Si salvi chi può!

La mosca guerriera

Non ho mai capito perché si dica “datti all’ippica” a chi non ha talento per altre attività. L’arbitro in mezzo al campo di gioco fischia a sproposito? Il centravanti cicca la palla. Il portiere esce a caccia di farfalle? Tutti grideranno “ma datti all’ippica”. Già, proprio come se l’ippica fosse un giochino facile, facile nel quale chiunque può cimentarsi. E’ vero proprio il contrario: darsi all’ippica significa essere votati ad uno studio approfondito di un settore bellissimo ma pieno d’insidie e anche, se volete, di mistero. Prendete uno scommettitore: prima di “mettere” la sua giocata dovrà ragionare su molti elementi e lambiccarsi le meningi per trovare il proprio favorito.
Prendete il guidatore o il fantino questi dovranno valutare in un battibaleno l’opportunità che offre loro l’andamento della gara: infilarsi nel buco o essere attendisti e magari morire in mano? Gli allevatori, alle prese con sapienti dosaggi di linee paterne e materne, dovranno misurare la propria sagacia con il misterioso mondo delle attitudini alla corsa. I proprietari dovranno oculatamente acquistare, studiando i successi degli antenati del loro futuro portacolori. Gli allenatori avranno cura e studio per gli animali loro affidati e sempre si dovranno confrontare con tecniche e metodi nuovi o sperimentati e scegliere per il bene della loro professionalità. Gli esempi potrebbero seguitare.
L’improvvisazione nell’ippica non ha mai dato frutti. I grandi dottori, che si trovano oggi al capezzale dell’ippica, hanno scoperto che basta tagliare il montepremi per vivere tutti un poco peggio ma vivere a lungo. Magari fosse così. In realtà non si comprendono le logiche che accompagnano le decisioni: se si deve tagliare il montepremi non si può far finta di nulla sulle cause che hanno provocato questa necessità. Un’operazione mostruosa come la sostanziale remissione dei debiti per i minimi garantiti va in porto e chi fa i conti si trova con il sedere per terra non può urlare che le cose vanno male per colpa del destino cinico e baro. Necessariamente si prenda atto che, con queste regole, i concessionari delle agenzie possono, in ogni caso, dettare legge all’UNIRE perché alcune sciagurate decisioni, in forma di Leggi dello Stato, hanno consentito loro di prospettarsi come i padroni del gioco.
Nicolas Poussin, Il ratto delle Sabine, 1637 c.
New York, Metropoltan Museum

Portare le corse nelle agenzie ippiche attraverso la televisione è stato un passo importante per rafforzare il potere dei concessionari, premiando a dismisura il mercato del gioco esterno agli ippodromi. Il totalizzatore unico nazionale è stato reclamato a gran voce per ragioni di trasparenza ma in realtà ha fatto soprattutto un gran bene alle agenzie ippiche. Intanto gli allibratori sono morti ed il gioco sugli ippodromi si è omologato a quello delle agenzie ippiche ed ora, per ovviare alle sciagure si reclama la chiusura degli ippodromi inutili. Meglio s’individua una fascia d’ippodromi commerciali che dovrà vivere ai margini di un’ippica fastosa e necessariamente metropolitana che avrà, dicono i beni informati, tre poli individuati in Milano, Roma e Napoli. Il resto sarà ippica sì ma per modo di dire. Come la Francia dice qualcuno, come la Francia, ma senza Parigi! Sicuri che il modello francese sia il migliore? Si! Come osate dubitare, tuona la voce dei fabbri del nostro futuro e si comprende bene dalle parole del Ministro Alemanno intervistato da Tatarella sullo Sportsman del 18 marzo 2005.
Allora si salvi chi può.
Non tutti hanno un parente ippodromo a Roma a Milano o a Napoli e per sopravvivere si cerca di aggrapparsi all’ultima opportunità dei disperati: ci si sbrana l’uno con l’altro, cannibalismo puro. Vedete già gli effetti con il primo semestre dove ci sono ippodromi che hanno veduto il montepremi ordinario calare del 39% ed altri che invece hanno cifre meno drammatiche. Il criterio con il quale è stato operata questa scelta non è comprensibile o lo stesso non è stato reso esplicito da chi effettivamente è responsabile di questi tagli. E allora, lo abbiamo già detto, si salvi chi può! Ma temo che non si salverà alcuno.
Il sistema ippica è stato sconvolto e solo una rivoluzione lo può rinnovare. Una rivoluzione dolorosa ma necessaria. Gli unici luoghi ove l’ippica è prospera sono quelli che hanno scelto la… libertà. Nessun regime concessorio, solo autorizzazioni per gli agenti ippici. Apertura alle grandi agenzie straniere per le scommesse e fine del monopolio delle Agenzie sull’ippica, posto che ormai gli agenti tengono le scommesse anche su San Remo. Ippodromi centrali rispetto all’ippica da corsa e conservazione delle tradizioni e della storia dell’ippica: a nessun inglese verrebbe in mente di disputare il Derby su di un campo che non sai quello d’Epsom. A nessuno venga in mente di far disputare il campionato Europeo fuori di Cesena o il Giovanardi fuori dell’ombra della Ghirlandina.
Se poi i fabbri della nuova ippica vogliono cimentarsi con il ferro del nuovo, facciano come si conviene ai veri innovatori: guardino al passato per trarne auspici e premesse.