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Prendete il guidatore o il fantino questi dovranno valutare in un battibaleno l’opportunità che offre loro l’andamento della gara: infilarsi nel buco o essere attendisti e magari morire in mano? Gli allevatori, alle prese con sapienti dosaggi di linee paterne e materne, dovranno misurare la propria sagacia con il misterioso mondo delle attitudini alla corsa. I proprietari dovranno oculatamente acquistare, studiando i successi degli antenati del loro futuro portacolori. Gli allenatori avranno cura e studio per gli animali loro affidati e sempre si dovranno confrontare con tecniche e metodi nuovi o sperimentati e scegliere per il bene della loro professionalità. Gli esempi potrebbero seguitare. L’improvvisazione nell’ippica non ha mai dato frutti. I grandi dottori, che si trovano oggi al capezzale dell’ippica, hanno scoperto che basta tagliare il montepremi per vivere tutti un poco peggio ma vivere a lungo. Magari fosse così. In realtà non si comprendono le logiche che accompagnano le decisioni: se si deve tagliare il montepremi non si può far finta di nulla sulle cause che hanno provocato questa necessità. Un’operazione mostruosa come la sostanziale remissione dei debiti per i minimi garantiti va in porto e chi fa i conti si trova con il sedere per terra non può urlare che le cose vanno male per colpa del destino cinico e baro. Necessariamente si prenda atto che, con queste regole, i concessionari delle agenzie possono, in ogni caso, dettare legge all’UNIRE perché alcune sciagurate decisioni, in forma di Leggi dello Stato, hanno consentito loro di prospettarsi come i padroni del gioco. |
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New York, Metropoltan Museum
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Allora si salvi chi può. Non tutti hanno un parente ippodromo a Roma a Milano o a Napoli e per sopravvivere si cerca di aggrapparsi all’ultima opportunità dei disperati: ci si sbrana l’uno con l’altro, cannibalismo puro. Vedete già gli effetti con il primo semestre dove ci sono ippodromi che hanno veduto il montepremi ordinario calare del 39% ed altri che invece hanno cifre meno drammatiche. Il criterio con il quale è stato operata questa scelta non è comprensibile o lo stesso non è stato reso esplicito da chi effettivamente è responsabile di questi tagli. E allora, lo abbiamo già detto, si salvi chi può! Ma temo che non si salverà alcuno. Il sistema ippica è stato sconvolto e solo una rivoluzione lo può rinnovare. Una rivoluzione dolorosa ma necessaria. Gli unici luoghi ove l’ippica è prospera sono quelli che hanno scelto la… libertà. Nessun regime concessorio, solo autorizzazioni per gli agenti ippici. Apertura alle grandi agenzie straniere per le scommesse e fine del monopolio delle Agenzie sull’ippica, posto che ormai gli agenti tengono le scommesse anche su San Remo. Ippodromi centrali rispetto all’ippica da corsa e conservazione delle tradizioni e della storia dell’ippica: a nessun inglese verrebbe in mente di disputare il Derby su di un campo che non sai quello d’Epsom. A nessuno venga in mente di far disputare il campionato Europeo fuori di Cesena o il Giovanardi fuori dell’ombra della Ghirlandina. Se poi i fabbri della nuova ippica vogliono cimentarsi con il ferro del nuovo, facciano come si conviene ai veri innovatori: guardino al passato per trarne auspici e premesse. |