IL TROTTO A NAPOLI

di Ermanno Mori

Il rapporto di Napoli con il cavallo è antico e affettuoso: magnifici reperti, cavalli bronzei, mosaici, pitture vascolari, lo comprovano. Nel Rinascimento, oltre alla creazione di una razza napoletana sulla base di cavalli orientali, si impiantò a Napoli, la prima scuola di equitazione, di cui il Grisoni stabilì le regole. E, poco dopo, il napoletano Prospero d’Osma riordinò le scuderie della regina d’Inghilterra Elisabetta, basando,su regole agricole di antica sperimentazione, un sano allevamento. I Borboni non furono da meno: istituirono il magnifico centro allevatorio di Persano che ha dato i suoi frutti fino al novecento, ed aggiunsero la finezza di creare una mandria di cavalli esclusivamente di color “Isabella”(grigio chiaro con riflessi rosati), vanto di tutti i napoletani. Nel settore trotto, come per il galoppo, i partenopei possono vantare motivi di benemerenza. Dopo Padova, con le sue corse a sedioli del 1808, la prima città con gare di trotto documentate è appunto Napoli. Esse comparvero nel 1837 in una riunione di galoppo, alla presenza del re Borbone. Fu una gara di trotto montato ( vinta da Doroty, con in sella Zurlo, su Fox, con in sella il marchese di S.Angelo) con la curiosa e severa clausola della squalifica dopo una duplice “rottura”, o dopo una sola rottura con oltre sei folate di galoppo.

Le corse dei biroccini


Si corse al trotto a Napoli nel 1877 lungo via Caracciolo, sulla riva del mare. Se ne conserva una garbata stampa. La riunione, organizzata dalla “Zoofila napoletana”, che vide la partecipazione dei più eminenti ippici della penisola, aveva anche lo scopo di valorizzare la produzione del cavallo da servizio. Da quel momento si costituì un gruppo di appassionati del trotto. Tra i più eminenti vi furono lo sfortunato marchese Berlingeri che perì in un incidente mentre guidava la sua trottatrice Clara Madison, imbizzarritasi. In stretti rapporti con Berlingeri e con Ginestrelli fu il napoletano Vincenzo Mauro, uno dei più stimati driver di fine secolo e vincitore, nel 1908, del Campionato Europeo di Baden. Tra i benemeriti dello sport ippico non possiamo dimenticare poi, i Ruocco, padre e figlio, creatori di un allevamento e dell’ippodromo di Castellammare di Stabia, il cavalier Gennaro Gargiulo di Afragola, grande proprietario, legato dapprima al celebre driver Egisto Tamberi, poi in stretto sodalizio con Nello Branchini; sull’esempio di questi personaggi vennero i D’Errico, gli Stabile e i Gubellini. Nella felix Campania dell’ottocento e dei primi del novecento si era corso un po’ dappertutto: a Capua nel 1881 e 1882, ad Aversa nel 1899, a Caserta nel 1883 e 1884 e nella stessa città di Napoli in svariate epoche , ma sempre in luoghi diversi: ora al Campo di Marte, ora al Vomero, ora sul lungomare di Chiaia, nei pressi dei giardini pubblici di via Caracciolo, infine a San Pietro a Patierno dove, intorno al 1920, sorse un centro trottistico di discreto interesse . Operavano, su quelle piazze, i Merola, i Penzivecchia, i Matarazzo, i cui discendenti sono ancora presenti sulle piste della penisola.

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Mancava, però, a Napoli un vero ippodromo: finalmente arrivò Agnano. Dopo il tentativo del Cavalier Raffaele Ruggero, subito dopo la prima grande guerra, nel 1930 si fecero avanti i fratelli Spinelli, perugini, che avendo avviato con successo l’ippodromo “Villa Glori” a Roma, ed i lavori partirono il 27 luglio 1934 con una cerimonia di tipo eroico-folkloristico. L’apertura delle corse al trotto,2 ottobre 1935, si svolse nel clima concitato della dichiarazione di guerra all’Etiopia. In concomitanza all’ippodromo di Agnano si costituiva intanto la scuderia dei “Sorci Verdi” di Bruno e Romano Mussolini, che avevano una predilezione per Napoli. Altro innamorato di Napoli fu il romagnolo Gianni Gambi, il quale investì soprattutto sui trottatori americani che faceva sbarcare nella città italiana ed acclimatare sulla pista di Agnano: proprio qui, nel 1937, la sua magnifica Tara, guidata da Ugo Bottoni, vinse in match particolare sul formidabile Muscletone, guidato da Aurelio Finn. Ma la consacrazione del nuovo ippodromo avvenne dopo la seconda guerra mondiale, quando si ideò il Gran Premio Lotteria d’Agnano effettuato, per la prima volta, l’11 maggio 1947. Divenne in breve tempo, un po’ per l’ammontare delle somme messe in palio, un po’ per l’apprezzata formula di ripetute batterie nonché per l’entusiasmo popolare, la più importante corsa d’Italia.

Varenne


Gli anni cinquanta fu l’epoca di epici scontri, basti pensare al grande Birbone di Vivaldo Baldi, il quale vinse il “Lotteria” per ben cinque volte. Strenue e a volte cattive furono le battaglie tra i nemici-amici Tornese e Crevalcore, il primo guidato da Sergio Brighenti, il secondo da Baldi. Nel 1962 si concluse il “periodo italiano” del “Lotteria” e dal 1963 iniziò il lungo successo dei cavalli stranieri: prima americani e poi francesi, poi ancora americani ed ora anche scandinavi, percorso questo interrotto solo, nel 1974, dal nostro Top Hanover, che vinse su Timothy T, con un tempo di 1.17.7. L’entusiasmo per il “Lotteria” è sempre andato crescendo negli anni, entusiasmo per una corsa sempre magnificamente organizzata ed in grado di assicurare lo spettacolo. Rimaneva il sogno di ogni trottofilo italiano: rivedere, sul pennone dei vincitori, il tricolore col nome di un cavallo nato ed allevato in Italia, e finalmente è arrivato il grande Varenne, il quale ha trionfato al “Lotteria” nel 2000, 2001 e 2002, strapazzando concorrenti di valore mondiale.