E stata messa in circolazione una bozza di certa provenienza UNIRE intitolata “Prescrizioni tecniche minime. Parametri di riferimento.Linee di indirizzo e trasformazione degli impianti ippici.” dedicata agli ippodromi di trotto. Pare che altra bozza interessi il galoppo ma il vostro commentatore non la conosce e per ora si sofferma su quella destinata agli impianti ove si corre al trotto.
Il documento che è,beninteso, una bozza, contiene, tra le tante,una indicazione che non solo lascia perplesso il trottofilo appena un poco coltivato, ma crea un’ansia drammatica in tutti coloro che gestiscono impianti per le corse al trotto. Le prescrizioni minime infatti, per la pista da corsa, dettate dal documento UNIRE, indicano, in modo palese, come il 100% degli ippodromi italiani per le corse al trotto oggi non risponda ai requisiti minimi relativi alla pista da corsa che, secondo la bozza UNIRE, deve misurare 1200 metri lineari, misurati ad un metro dalla corda: non stupitevi avete letto bene. La pista da corsa deve essere di 1200 metri per cui, se non andiamo errati, oggi come oggi, solo Siracusa ( che forse non è proprio un ippodromo nato per il trotto ) potrebbe vantare questo requisito “minimo” della pista da tre quarti di miglio. Non conosciamo le ragioni (tecniche?) che hanno consigliato o imposto all’UNIRE una scelta come quella che vi abbiamo descritto ma ci chiediamo che ragione ci sarebbe mai per omologare tutta l’ippica da corsa a gareggiare su piste di 1200 metri, come se le corse al trotto non avessero una loro peculiarità e valenza, anche tecnica, se disputate su piste di mezzo miglio (ottocento metri) o su piste di cinque ottavi di miglio ( circa mille metri ). Se il nostro povero ragionamento vale qualche cosa dovremmo ipotizzare che in Italia sorgeranno prestissimo piste da 1200 metri proprio per adeguarsi alle indicazioni menzionate nella bozza 26 maggio 2004.Oppure, se la indubbia crisi che attanaglia gli ippodromi dovesse impedire loro di adeguarsi, l’UNIRE dovrà concedere una deroga a tutti gli impianti da corsa che hanno piste di sviluppo inferiore a quello stabilito e, comunque, verosimilmente, gli ippodromi dovranno adeguarsi alla misura standard prevista e dovranno spendere denaro e dovranno interrompere attività per qualche tempo almeno e poi ci saranno gli ippodromi che non hanno spazio sufficiente per adeguarsi e questi vivranno in perpetua proroga e sotto la spada incombente di un taglio alle loro prerogative economiche e sportive, poiché non in possesso dei requisiti minimi richiesti dall’Ente tecnico. Altro scenario potrebbe essere il seguente: mai più corse di gruppo uno negli ippodromi che non possiedono una pista di milleduecento metri. Allora si farà il Derby del trotto a Siracusa ed il campionato Europeo di Cesena andrà al primo ippodromo che saprà trasformarsi o adeguarsi.
La “bozza” UNIRE forse nasconde un tentativo di “classificazione” degli ippodromi finalizzata a determinarne una omologazione tecnica relativa alle piste che, per il vero non esiste in nessun Paese ove si parla la lingua del trotto. Non citeremo la vicina Francia o la lontana America, per dar corpo alla diversità delle piste del trotto. Daremo solo uno sguardo alla nostra Italia dove convivono, in terre diverse, ma pur sempre dedicate tradizionalmente al trotto, le realtà di ippodromi storici di ottocento metri, così come grandi piste da mille metri che hanno tradizione forse meno antica ma certo radicata. Volete togliere forse gli ottocento metri di Cesena o il pistone da kilometro di San Siro? Lo spettacolo di cavalli e sedioli si gode benissimo e con grande piacere nelle piste di ottocento metri come in quella da mille metri e la regolarità delle competizioni non è certo minore negli uni piuttosto che negli altri. Allora ci chiediamo perché la “bozza” UNIRE spiazza tutti con questo primo parametro che decide la lunghezza della pista in milleduecento metri? Difficile fare delle ipotesi che non siano azzardate o che non siano troppo maliziose. Certo una mente creativa, un demiurgo, per questa “novità” ci dovrà essere, qualcuno ci spiegherà dove si nasconde la “ratio” ( ola fregatura) di questo sconvolgente proposito: per ora, in attesa, di avere tante piste, tutte uguali, godiamoci le notti del trotto sugli ippodromi che ancora sfolgorano di luci su piste magiche di ottocento o di mille metri; purché si trotti e purché ritorni il pubblico, a far da necessaria corona ai cavalli attaccati: questo vorremmo dall’UNIRE, una novità che riportasse pubblico nei parterre e nelle tribune desolatamente semivuote ( fatte le debite ed invidiate eccezioni).
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