Il Cavallo nell'arte
rubrica ideata e curata
da
Bruna Condoleo

UGO GUIDI: Cavalieri di pietra

Nato a Montiscendi di Pietrasanta nel 1912, vissuto a Forte dei Marmi, luogo di fecondi sodalizi culturali con personalità del mondo dell’arte e della cultura, come Ottone Rosai, Mino Maccari, Ernesto Treccani, Alfonso Gatto, Ugo Guidi, docente di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, Accademico delle Arti del Disegno di Firenze, comincia ad esporre nel ’65 a Firenze a Palazzo Strozzi e da allora dedica l’intera vita alla ricerca scultorea. Il suo amore per il mondo dello sport ha fatto sì che in tutta Europa siano esposte sue opere monumentali dedicate al calcio (ricordiamo “I calciatori” per il centro Tecnico Federale di Calcio di Coverciano), al ciclismo, al nuoto, al tennis, al motociclismo, alle corse dei cavalli; tuttavia è il tema del cavallo il leit-motif della sua intensa carriera plastica. Benchè il mondo contadino lo abbia attratto fin dall’inizio per l’austera semplicità del lavoro dei campi e per l’amore verso il mondo animale, è senz’altro l’iconografia del cavallo con cavaliere che l’Artista toscano ha reiterato con più frequenza ed energia, sempre variando l’immagine e lo studio delle forme plastiche. Decine di opere di tutti i formati, da piccole statue in terracotta, a grandi esemplari in travertino od in pietra tufacea sono conservate nella sua casa-museo di Forte dei Marmi, riempiendo del loro singolare afflato primitivo anche il piccolo giardino.


Ugo Guidi - cavallo vincitore - 1966 (bronzo)



La totemicità delle immagini, la ruvidezza del materiale, volutamente “mantenuta” dall’Artista, e l’arcaicità delle forme di questi cavalli e cavalieri, quasi consunti dal tempo, blocchi unitari in simbiosi perfetta nel corpo e nello spirito, sono espressioni di un rigore plastico essenziale, ma anche di un desiderio dello scultore di conservare nell’universalità della forma, purificata da ogni terrena episodicità, la primordiale bellezza della materia. Il mondo dell’arte romanica medioevale, le sculture di Wiligelmo e di Tino da Camaino, rudi e severe nel loro spoglio linguaggio materico, il sentimento di un’arcana solennità che fa vibrare con forza i sentimenti, anche se solo pudicamente accennati, costituiscono per Guidi la cifra autentica di uno stile che, seppure risenta della grande scuola di Marino Marini, riesce a far propria una tendenza alla sintesi suprema. Personaggio schivo e solitario, sinceramente appassionato alla modellazione, le sue opere sembrano voler tutelare i segni del passaggio del tempo nelle corrosioni e nelle lacune del materiale scolpito, persino nei fori provocati dall’estrazione dalle cave, lasciati a vista, come a rivelare l’autonoma, inconsapevole creatività della natura.


Ugo Guidi - cavallo e cavaliere - 1966 (pietra)


Lo scultore ha creato forme che, spogliate da troppo scoperti riferimenti realistici, somigliano di più a reperti archeologici, limati dal divenire, che ha agito sui tufi, sui travertini porosi corrodendo i contorni delle immagini e la loro chiara identificabilità, forme solo abbozzate, quasi “non finiti”, pregni di misteriose risonanze. I cavalli ritorti in tesi ritmi lineari o le poderose masse in cui cavallo e cavaliere trovano un’identità tematica e spaziale, lontana da ogni enfasi retorica, come da suggestioni mitiche, sono forme prive di legami temporali e nella loro totale fisicità divengono portatrici di un fascino indistinto e perciò tanto più ricche di pathos.
Le opere dell’ultimo decennio dell’Artista, scomparso precocemente nel 1977, sono sempre più tendenti all’astrazione: sculture isolate, ancora cavalli, cavalieri o amazzoni, concentrati in blocchi sommari e scabri, ma risolte con un accentuato gusto geometrico e riassorbite in una primordiale matrice magmatica, quasi a far dimenticare ogni legame con l’origine figurativa dell’ispirazione. La serie di tempere, invece, create poco prima della morte, sviluppa istintivamente il tema del dolore, attraverso il “grido”, di munchiana memoria. Sembrerebbe che solo quando sente inesorabilmente vicina la fine, Guidi ritrovi l’attenzione alla figura umana che invece solo sporadicamente ha popolato il suo nobile e solitario cammino di artista: si tratta, tuttavia, di volti disperati e tragici, dagli sguardi atterriti, a mostrare il dolore immenso della perdita della vita. Nel Museo d’arte Contemporanea di Santiago del Cile, nella Modern Gallery di New York, nel Museo dello Sport a Barcellona ed a Madrid sono conservate opere di Ugo Guidi, oltre che a Roma , alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, a Palazzo Pitti e presso la Collezione di Autoritratti degli Uffizi a Firenze.

A Roma, dal 21 ottobre al 23 novembre 2003, potranno ammirarsi alcune sue sculture dedicate al tema del cavallo in una mostra di artisti contemporanei, che si terrà presso il Museo Pietro Canonica, in Villa Borghese, nell’ambito delle celebrazioni del Centenario della Villa romana.

Ugo Guidi - cavallo - 1976 (terracotta)