IL TROTTO A ROMA

di Ermanno Mori

Unico ruolo apprezzato dai Romani, per lunghissimo tempo, fu quello che i cavalli assolvevano nelle arene: le corse delle bighe. Con la decadenza dell’impero, si iniziarono ad organizzare corse di cavalli scossi (senza fantino), dette “corse dei berberi”, in quanto i cavalli utilizzati per tali gare provenivano dall’Africa del nord (la cosiddetta “Berberia”), e tali manifestazioni rimasero in auge addirittura fino al XIX secolo. Le corse col cavallo “montato iniziarono” a partire dal 1844, ad opera di alcuni nobili romani, nella tenuta “Vecchia Roma” della famiglia Torlonia, ed ebbero la caratteristica, fino al 1870 di grosse gare ad ostacoli. Le corse al trotto, fino a quel periodo, furono pressoché sconosciute, se si eccettuano alcune riunioni episodiche intorno al 1830-40. Le prime vere gare “ufficiali” ebbero luogo nel 1877 presso il Circo di Romolo, nate come tappa di trasferimento verso Napoli dell’allora cosiddetto “Circolo dei sediolanti”. Vennero organizzate dal bolognese Bellora, e vi presero parte campioni dell’epoca come il celebre Vandalo. Tuttavia queste gare rimasero un evento isolato, nonostante alcuni tentativi, perlopiù effimeri, effettuati negli anni seguenti da pochi facoltosi appassionati per dare vita ad una vera e propria Società di corse romana, come nel 1898 in cui ci furono due giornate di corse al trotto a Tor di Quinto, finanziate addirittura dal Re Umberto I. Nel 1911 nacque poi la Società Ippica Italiana, che organizzò una splendida riunione ai Parioli, e tramontò poi improvvisamente l’anno successivo.

Benito Mussolini inaugura Villa Glori - alle sue spalle, indicato dalla freccia, Salvatore Spinelli.


Finalmente, nel 1925, con l’inaugurazione dell’ippodromo di Villa Glori, il trotto entrò trionfalmente a Roma. Creatore dell’opera fu Salvatore Spinelli, appoggiato dalle gerarchie fasciste che, in verità, videro sempre di buon occhio lo sviluppo delle corse al trotto. L’avvio di Villa Glori fu strepitoso: subito Roma ebbe il Derby Reale del trotto (1926), che fu disputato su una distanza di 2.000 metri con una dotazione di 100.000 Lire, cifra che rendeva questa corsa la più importante sul territorio nazionale. La piazza romana contese sin dai suoi albori il primato a quella milanese, ed i migliori cavalli e guidatori facevano la spola tra Roma e Milano, città forti di mezzi finanziari che le piazze minori non avevano. Il sano antagonismo apportò benefici ed il progresso del trotto romano fu rapido e costante, superando, attorno al 1940, in resa e qualità dello spettacolo il ben più collaudato ramo del galoppo, pur guidato da un ippico di caratura mondiale come Federico Tesio. Lo scoppio della seconda guerra mondiale sconvolse anche la programmazione delle corse, e solo nel 1947 il Derby ritrovò la propria classica collocazione capitolina nella data del 29 giugno, festa di S.Pietro e Paolo, patroni della città. Ritiratosi l’animatore Spinelli, e dopo un girotondo di gestioni-lampo, nel 1949 Villa Glori fu preso in mano dal duo Gaetano Turilli-Tino Triossi. I due, abilissimi manager riportarono l’ippodromo romano agli antichi splendori, tanto che le corse romane, in quel periodo, furono splendide e sicuramente non inferiori a nessuna piazza d’Italia

Un "picchetto" a Villa Glori


Ma a Roma il trotto non poteva trovare pace. Il Comune, proprietario dei terreni su cui sorgeva l’ippodromo, dovendo usufruirne per fini urbanistici non rinnovò la concessione, né volle costruire un nuovo ippodromo. Villa Glori fu distrutta per far posto al nuovo villaggio olimpico che ospito gli atleti dell’Olimpiade del 1960. Per il nuovo impianto trottistico da donare alla capitale, attorno al 1957, sorsero aspri dissidi tra proprietari ed allevatori di trotto da una parte, ed imprenditori privati dall’altra. L’U.N.I.R.E., retta dal presidente Spinelli, si schierò a favore della corrente privatistica, che finì con l’assegnazione della concessione alla S.I.R., nella quale operavano i fratelli Filippi, proprietari dei terreni – in un’ansa del Tevere – sui quali sarebbe sorto l’ippodromo e, successivamente, Gaetano Turilli, il valido condottiero di Villa Glori. Scomparvero presto i primi e Turilli, senza l’appoggio dell’amico Triossi, deceduto ed onorato con un importantissimo premio a lui intestato, restò padrone assoluto della situazione, coadiuvato dall’eccellente ragionier Trenti, che Triossi aveva portato da Bologna. Roma, per l’arditezza della costruzione architettonica e la regia degli spazi, opera di un’équipe di costruttori straordinari, diretta dall’architetto De Fuentes, ebbe presto il più bell’ippodromo del mondo. Un’inondazione, tamponata con mezzi di fortuna, stava quasi per impedire l’apertura delle corse. Per l’inaugurazione, il premio d’apertura ebbe come protagonisti due più forti cavalli del momento, acerrimi rivali su tutte le piste: Tornese e Crevalcore. Vinse il primo, ma applausi scroscianti del pubblico accolsero entrambi, magnifici protagonisti di una corsa entusiasmante, che dava continuità alla tradizione, di notevole livello, delle corse al trotto di Roma.