Premetto che non ho nulla contro l’amena località di Tagliacozzo e che manco ho interessi privati di qualsivoglia natura negli ippodromi di San Siro: tuttavia ho frequentato San Siro, conosco quella che tutti chiamavamo la Scala del trotto e quando, tanti anni or sono, un mio cavalluccio vinse su quella magica pista una corsa di poco sopra la minima, mi sentii gratificato come avessi vinto il Derby. Ho passato splendidi pomeriggi a San Siro galoppo tra il prato e le tribune della grande pista del galoppo. Ho pranzato con qualche bella signora nel ristorante, ove servivano camerieri tanto compiti da mettere soggezione a quel ragazzo di campagna che io ero e che sono, in parte, rimasto. Amare San Siro ed amare le corse ed i cavalli è una cosa sola. Per questo, forse, le notizie che trapelano circa una possibile costruzione di tante belle villette o peggio di anonimi casermoni su quei terreni ove correva Ribot mi reca un senso di intima angoscia. Nel mentre rifletto su questa prospettiva qualcuno mi sussurra che si correrà a Tagliacozzo, io non mi meraviglio di nulla e mi gusto anzi questo poco di avvenire che mi è rimasto, per me come disse un Vittorio importante, il grande avvenire è dietro le spalle, però desidero fortemente non avere nel mio avvenire prossimo la perdita di San Siro. Delle promesse poi non mi fido, non crederò mai che il fascinoso ippodromo di viale Caprilli possa essere sostituito con un ippodromo, anche modernissimo, a Buccinasco o Linate, a Grandate o a Rho. Se vedrò Tagliacozzo non mi è dato sapere, ma certo non mi priverò del piacere di visitarlo. Che dirvi ancora della situazione: pare che tutti gli ippici siano ancora arroccati sull’UNIRE. Tutti a Piazza san Lorenzo, dove ognuno coltiva una giusta (!) ambizione: avere un posto nel consiglio di amministrazione dell’Ente più amato ed esecrato dagli ippici: e pensare che qualcuno aveva detto che era un Ente inutile. Le cose cambiano, si sa e lo sappiamo. Abbiamo il decreto “salva ippica” che a noi sembra un decreto salva agenzie ippiche ( benemerite ma non sono certo tutta l’ippica) se avrà effetti favorevoli sul comparto ippico in generale non lo sappiamo. Ci vorrà tempo per conoscere meglio quel che ci aspetta. Gli effetti di quel decreto si vedranno solo quando si sarà assestato meglio l’intero sistema delle agenzie ippiche. A mio sommesso giudizio il Governo ha perso un treno straordinario per dare un indirizzo coraggioso ed europeo al nostro sistema di raccolta: passare dal sistema concessorio al sistema autorizzativo.
La commissione Pedrizzi, intanto, ci dice che, all’unanimità, è stato indicato lo Stato come gestore unico dei giochi. I giochi, sempre questa espressione omologatoria , i giochi, ma le nostre, dico le scommesse ippiche, non sono giochi sono, appunto, scommesse. Prosegue il senatore Pedrizzi nella sua intervista allo Sportsman: “In futuro, nessuna zona grigia lasciata nelle mani della criminalità” Tutti d’accordo, ci mancherebbe, di fronte a questa affermazione che significa che ora una parte dei “giochi” è in mano al crimine, l’ippica dovrà chiedere, dico l’ippica delle istituzioni, dovrà chiedere alla Commissione Pedrizzi se risulta qualche infiltrazione malavitosa nell’ippica oltre a quelle che sono emerse in alcune inchieste Giudiziarie propalate attraverso la stampa.
Insomma mi pare che tutto sia rimasto abbastanza uguale a prima, non vedo, ma forse la mia vista non è abbastanza acuta, un progetto globale e vero. Si procede per successive ondate emozionali o emergenziali del tipo: le agenzie non pagano i minimi, le agenzie chiudono, la agenzie poverine…Quindi forza e coraggio salviamo le agenzie ma, per favore, non tocchiamo… gli errori già fatti! Se il sistema delle concessioni e dei minimi non ha dato esito positivo era meglio cambiarlo ora perché, non credo che ci voglia l’arte divinatoria della Sibilla per prevedere che, con la politica degli aggiustamenti e dei rattoppi, si possa andare ad una soluzione vera.
Arrivederci a Tagliacozzo.
|