Carissimo Direttore,
leggo sempre volentieri il tuo web-giornale; addirittura gli ultimi Decreti e gli ultimi comunicati del turbolento fine anno 2002 li abbiamo letti quasi in diretta!
Complimenti a parte, ti volevo mettere al corrente di come funzionava il meccanismo dei famigerati “minimi” per gli allibratori presenti sugli ippodromi (quando per entrare in un ippodromo si doveva fare la fila…….).
Dunque, per ogni ippodromo ogni anno l’UNIRE metteva a concorso un certo numero di “picchetti”: ogni allibratore che avesse fornito nell’anno precedente un prelievo superiore all’85% del prelievo fornito dall’ultimo in graduatoria, era riconfermato anche per l’anno successivo.
Quale era, in buona sostanza, il significato di questo meccanismo?
Da parte dell’UNIRE avere comunque un gettito certo ma non necessariamente maggiore dell’anno precedente; da parte del concessionario la certezza che se faceva bene il suo lavoro avrebbe potuto essere presente anche l’anno successivo. Infatti nel corso degli anni è successo che nelle fasi di espansione del gioco nessuno ha mai avuto problemi; i problemi invece si presentavano, per qualcuno, quando il gioco subiva una contrazione: ma questo credo che sia del tutto naturale in un sistema di mercato, diciamo così, sano.
Mi rendo perfettamente conto che questo sistema non sarebbe trasferibile pari pari al rapporto Agenzie-Ministeri-UNIRE: prima di tutto c’è una differenza abissale, i minimi per gli allibratori erano “imposti” dall’UNIRE, mentre gli Agenti Ippici che hanno partecipato a quel bando sciagurato hanno fatto un’offerta. Però, sono convinto che qualche spunto di riflessione si possa fare: niente di nuovo, per carità, ma certe volte repetita iuvant.
In primo luogo credo che un minimo corretto debba raggiungere 2 obiettivi, uno positivo e uno non-negativo. Mi spiego meglio, deve sicuramente garantire un certo flusso economico all’Amministrazione, ma non in maniera esagerata come se fosse l’unica voce di entrata!
Al tempo stesso però, non può essere giugulatorio nei confronti del concessionario: non dimentichiamoci che per il concessionario vale la regola aurea che dice: maggiore è l’incasso, maggiore è il guadagno!, quindi se non riesce a produrre più di tanto vuol dire che proprio non lo può fare!
Quindi, non solo il famigerato bando ha creato un disastro, ma il Decreto che ha cambiato il calcolo dei minimi dal 2002 rischia di farne uno ancora peggiore, come giustamente ha argomentato la Signora Berti proprio su queste pagine.
Per concludere, non so come andrà a finire la questione sui minimi del passato: ma per il futuro, se non sarà trovato un meccanismo di minimi garantiti che non strozzi e paralizzi il mercato, tanto vale gettare alle ortiche bandi, regimi concessori, etc etc e passare a un più moderno regime di autorizzazioni.
Cordiali saluti.
Luca Perruccio - SINAL
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