Perplessità su "ITALIANI A CAVALLO"

di Carlo Biffi
Nel 2002 l’ippica italiana, o meglio la sua dirigenza, ha voluto celebrare i 70 anni dell’U.N.I.R.E. e, francamente, la decisione ci ha un po’ sorpreso perché di una istituzione di consueto si celebrano i 50 anni, i 100 anni non i 70.
Ma non di questo voglio parlarvi perché non rientra nella mia attività professionale di giornalista bensì di un ponderoso libro edito per l’occasione, un libro per il quale ho voluto inviare alcune mie riflessioni all’allora Commissario dell’U.N.I.R.E. Riccardo Andriani, osservazione giustificate dal fato che di questi 70 anni ne avevo vissuti come giornalista ben 57. Segnalavo che fra i tanti scritti avevo trovato appropriati soltanto quelli di un giovane ma valente e preparato collega mentre altri provenivano dalla penna (oggi sarà meglio dire dal computer) di persone sconosciute in campo ippico oppure di scarsa competenza o che nell’ippica erano entrate per vie traverse o, ancora, che non contribuiscono a dare del nostro settore l’immagine migliore. Facevo notare le molte inesattezze o dimenticanze là dove si parlava di fatti sia dell’ippica che degli sport equestri oppure delle scommesse più popolari dove, sia per i primi che per le altre, erano completamente dimenticati uomini che ne sono stati i protagonisti mentre per i nostri amici cavalli non sono mancate le inesattezze fino a quella, inammissibile in una pubblicazione dell’U.N.I.R.E. di far vincere a Nearco il Prix de l’Arc de Triomphe anziché il Grand Prix de Paris.
Una pubblicazione del genere sarebbe stata certamente di migliore lettura sia per gli iniziati, sia per coloro che, divulgando la stessa, si sarebbero potuti…..catturare con la citazione di aneddoti di come nostri campioni avevano potuto arrivare ai loco eccezionali risultati e come questi erano stati realizzati. Ma per questo sarebbero state necessarie persone che li avevano vissuti e di queste nel libro non ne figura una sola.
Posso citare per tutte queste dimenticanze una che mi riguarda in prima persona. In meno di una riga vengo ricordato come giornalista di Paese Sera e di Paris Turf e non saranno certo lieti i colleghi, anche perché a quelle pubblicazioni ho collaborato per avvenimenti fondamentali dell’ippica internazionale, di Trotto prima e Trotto Sportsman poi, di Stadio, di Momento Sera del Resto del Carlino, del Tempo di Roma, del Giornale d’Italia, della Gazzetta del Popolo, di Terno Ippico, di Frustini Cavalli e Speroni, di Sport e Scommesse, di Derby, anche volendo tralasciare l’incarico affidatomi da Moretti e Gilberto Evangelisti di effettuare servizi per la radio in occasione di avvenimenti ippici ed equestri di prima grandezza.
Io, però, sono ancora in trincea e posso far notare queste inesattezze a chi ha autorizzato la pubblicazione di “italiani a cavallo “ anche se per risposta mi è stato detto che una sola inesattezza non può far dimenticare i tanti aspetti positivi del libro.
Non sono più tra noi, purtroppo, tanti colleghi che sono stati completamente dimenticati o liquidati velocemente mentre avrebbero meritato un intero capitolo del libro e è per loro che ho voluto sottolineare quanto non mi ha soddisfatto di “Italiani a cavallo”.
Lascio ai lettori di Crazy Horse News il giudizio e se sono io in errore a volermelo segnalare.