Vandalo e Varenne: i figli del vento

di Ermanno Mori

VANDALO TROTTATORE EROE DELL’ “800”.
Oggi in campo ippico “V” indica “Varenne”. Da metà alla fine del 1800 “V” significava “Vandalo”: il celebre cavallo che correva come il vento. Il poeta Alfonso Gatto scriveva che a favore dell’unificazione d’Italia, Vandalo aveva fatto quasi quanto Garibaldi e Verdi: “…sul campo delle corse al trotto, penso a Vandalo, che era già leggenda per mio nonno. La sua fama, dalla Padania, era corsa fino alle terre basse del Reame. Fra Garibaldi e Verdi, alla loro altezza, c’era lui.”
Il cavallo, un bellissimo roano, alto 1,68m al garrese, era figlio del purosangue inglese Huntsman e della fattrice indigena Cassandra. Nacque il 14 aprile 1862, presso la tenuta dell’Equireno, del marchese Giovanni Constabili, vicino Ferrara. Visse fino al 1888, tornando a morire sui prati dov’era nato, perché il marchese per toglierlo da una carriera di corse che durava da quasi 24 anni, volle ricomprarlo per dargli il meritato riposo.
In un bellissimo racconto della scrittrice Patrizia Carrano, edito dal Museo Storico del Trotto, si narra che Re Vittorio Emanuele II, ritornando da Padova, nella primavera del 1866, dopo aver preso possesso del Veneto, come conseguenza della vittoriosa terza guerra d’indipendenza, dopo essere stato festeggiato in quella città con gare di trottatori, ebbe l’idea di acquistare un cavallo roano per farne pariglia, con altro simile, già donato alla sua bella Rosina. Il marchese Constabili gli vendette il suo Vandalo. Ma il cavallo era piuttosto riottoso e non affidabile, specie in mano ad una donna, e fu quindi ceduto al barone Falzoni Gallerani di Cento, che, con l’ausilio del suo guidatore Luigi Annovi, dotato di pazienza certosina, riuscì a dargli una ordinata andatura di trotto. Il cavallo, dai muscoli potenti, dagli stinchi puliti, solidissimi zoccoli e dotato di indomito ardore, faceva fatica a regolare la sua andatura per il geometrico passo di trotto, avendo in sé il sangue nevrile di galoppatore inglese. La sua caratteristica era la partenza velocissima, che lo portava subito alla testa della corsa, per non venire mai più raggiunto.
Con la guida di Annovi, Vandalo debuttò a Modena, vincendo il primo premio di 1.000 Lire, in una gara sulla distanza mi m1.800. Era il tempo quello, in cui le gare avvenivano in tre batterie da tre cavalli ognuna, e con la “bella” da disputarsi tra i tre cavalli vincitori. Al primo, oltre a somme in denaro da considerarsi abbastanza buone per l’epoca (circa 1.000 Lire), veniva offerta una bandiera di seta, ricamata dalle “patronesse”.
Non ci ripeteremo, con la cantilena di tutte le sue vittorie. Basterà dire che su 226 corse complessive, nella carriera durata dal 1869 al 1886 (23 anni di corse!), ben 200 furono le sue vittorie e 26 i suoi piazzamenti. Nessuna prova, dunque, andata a vuoto. Mai nessun cavallo ha fatto altrettanto. E, se si pensa che tali vittorie avvennero su tutte le malconnesse piste d’Italia, dal Veneto, al Piemonte, alla Liguria, a Milano, nell’Emilia, nelle Marche, in Toscana e nel Lazio, (proprio a Roma, dove nel 1877 si tenne l’unica giornata di corse al trotto di quel secolo, nel circo di Romolo), si può comprendere quanta notorietà acquistasse il cavallo, e come la passione per il trottatore si fosse rapidamente diffusa in tutta la Penisola.

Vandalo dopo la vittoria a Roma nel 1877 al Circolo di Romolo



L’arrivo di Vandalo veniva annunciato sui giornali cittadini in maniera entusiastica, anche con sonetti strampalati che gli amatori del trotto dell’epoca si industriavano a comporre. “Arriva Vandalo, veloce come il vento!”, era il motto più diffuso che poi hanno “copiato” i proprietari di Varenne. A Treviso scrissero sui muri, nel 1880, “qui è passato Vandalo”.
Data la lunghissima e ineguagliata carriera, i proprietari ed i guidatori furono diversi nel tempo. Vandalo era una banca, e possederlo significava vincere la maggior parte delle corse dell’annata. Tutti volevano averlo, anche a spese molto alte. Così a Falzoni Gallerani successero come proprietari la Società Bolognese di Trotto nel 1872, Ricciardo Bonetti nel 1873, nel 1875 Vincenzo Mazzarini, (che per acquistarlo vendette il suo unico podere, ma ebbe la grandissima gioia, nel 1877 di vincere l’unica gara di Roma, recente capitale d’Italia); altri proprietari furono Rossi e Nicolesco nel 1880, Giuseppe Vellani nel 1882, Nicola Malpezzi nel 1883, e Biagio Oppi nel 1884.
A Reggio Emilia, nel 1876, alcuni fanatici incendiarono il box che ospitava Vandalo, che a stento fu salvato.
Gran merito dell’avvio alle corse di trotto a Milano fu la vittoria che Vandalo, nel 1881, conquistò contro il miglior trottatore europeo, Gourko, di razza Orloff, proveniente da Parigi.
Vandalo corse vittorioso anche all’estero: a Vienna e a Boulogne sur Mer nel 1876 ed a Nizza nel 1880. Grazie anche a queste vittorie estere, il trotto italiano, che si stava allora sviluppandosi, anche in senso tecnico, si pose all’altezza delle altre nazioni europee, mentre i trottatori americani stavano già da tempo facendo faville. Se il record di Vandalo fu di 1.32 al km, i grandi trottatori americani stavano già sul 1.25 al km. Ma la selezione in America era stata avviata da tempo, i rotabili erano più leggeri, l’allenamento più moderno, le piste più curate e soprattutto vi era una grande quantità di cavalli da trotto, necessari, in quella parte del mondo, per coprire rapidamente grosse distanze.